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progetti:piero:frontiera2:premessa

0/ PREMESSA

I quattordici quaderni che compongono questo romanzo li ho trovati in Val di Chiana, tra le macerie di una vecchia casa colonica abbandonata da tempo e poi abbattuta da una leggera scossa di terremoto alla fine del secolo scorso. I quaderni erano in pessime condizioni, con alcune pagine scolorite o ammuffite e altre lacerate o mancanti di parti. Sui manoscritti non figuravano firme né numeri di sequenza. Dopo averli letti e riletti, studiati e ristudiati con molta pazienza e altrettanta passione, prima ho provato a ricostruire le storie e poi a metterle in un ordine logico, secondo l’intuito e i ricordi personali. Troppo spesso, però, sono stato costretto a immaginare totalmente. Più e più volte ho dovuto spostare e ricollocare, allentare e tirare, sciogliere e riannodare la trama del racconto, senza mai essere certo di aver acciuffato il capo giusto. Cercavo di capire e di ricomporre la realtà di allora, il vero scenario dove i personaggi si erano mossi, eppure, quando la fantasia sembrava inchiodarsi, perdevo sistematicamente il filo delle vicende. In quei momenti mi tornava in mente l’amico Marcello, il nostro bassista, con il suo “Primo Teorema del Cavo Elettrico” (o dell’Entropia Pratica, come l’ho poi ribattezzato): “Allorché si cerca di sbrogliare un Filo Elettrico intrecciato (come a noi spesso capita durante il montaggio della strumentazione musicale), è certo che, alla fine, il Filo risulterà più ingarbugliato di prima e l’Incremento di tale groviglio sarà direttamente proporzionale alla Lunghezza del filo e all’Incapacità dell’operatore.” Alla fine, comunque, dopo cotanti scoramenti, come noi siamo sempre riusciti a far funzionare i nostri strumenti, anch’io ce l’ho fatta a riprendere il bandolo della matassa narrativa. A tal proposito sono state decisive le parole del poro zi’ Poldo, il contadino narratore incontrato nell’ottavo quaderno: “O ‘un lo sai che le storie so’ storie e basta? Succedono da sole e da sole si raccontano! Io gli presto solo la voce!” E allora ho lasciato che le storie fluissero dentro di me, semplicemente, così come si erano presentate, disperse o aggrovigliate, palesi o arcane, possibili o assurde. Un torrente di emozioni si è riversato fra le pagine oscure riportando a galla tutti i sentimenti sedimentati nel tempo. Magicamente, anche le parole sono apparse più chiare e le tante voci di uomini e donne, di bestie e cose si sono fatte intendere e capire. Ora spero che il loro canto possa diventare inarrestabile. Lo scopo del mio ricordare era proprio questo: ridare vita e dignità, perdute, a quella piccola parte di mondorimasta sempre nell’ombra. Mi sono accorto che non serviva illuminare lo scenario con una luce potente perché quell’eccessiva intensità facevarisplendere solo le cose già in vistamentre le ombre non sparivano, anzi, sirafforzavano e simoltiplicavano ancora, confondendomi sempre di più. Così, nel rivisitare quegli avvenimenti lontani, non ho usatoil lume della Storia, risplendente e, troppo spesso, accecante, ma non sono andato nemmeno a tastoni nel buio. Più modestamente, ho illuminato i ricordi che si affollavano nella mia mente con una luce meno forte ma più continua e più calda, come solo sa esserlola fiaccola della passione e dell’amore.E proprio il calore di quella semplice fiammella, infilandosi dappertutto, ha riscaldato il ricordo e ha dissolto completamente le nebbie del passato. Allora sono riemersi isentimenti più profondi che hanno ravvivato fatti e personaggi e così, ogni storia è riapparsain tutta la sua vitalità.Anche le ombre sono diventate visibili e, inaspettatamente, tutto, con un senso mai conosciuto prima, è tornato a rivivere. Il tempo presente, dal ritmo illogico e compiacente, cambia continuamente e, continuamente, cambia noi e il nostro modo di vedere e sentire le cose. I ricordi, perciò, con quello che ci sta dentro, non saranno mai sempre gli stessi e nemmeno gli stessi per tutti. Frugarvi solo per cercare delle verità potrebbe risultare fin troppo laborioso e, sicuramente, vano. Il passato viene ricordato attraverso una serie di realtà possibili e poi ognuno ne sceglie una, seguendo l’estemporaneità del suo cuore o del suo pensiero. E allora poco importa se i personaggi delle storie narrate possano rivelarsi, agli occhi di tutti, sacrosanti o realistici, ambigui o fedeli, o se gli avvenimenti, di per sé, diano o non diano l’esatta misura del tempo che fu, l’importante sarà sempre averne un profondo rispetto e poi fermarsi a guardarloe ad ascoltarlo con la meraviglia del bambino e la commozione del vecchio. Ora, alla fine di questo lavoro, una cosa almeno penso di averla imparata: a rovistare nel passato con il cuore in mano, oltre alle solite leggende, si possono scoprire tante altre belle realtà! E qui, in queste pagine, di verità, e a pari passo, di bugie, ne ho incontrate davvero tante. Ora ci sono anche le mie! Sarò felice se qualcuno saprà trovarle, ma lo sarò ancora di più, se ogni lettore saprà riconoscere le sue.

g.p.b.


progetti/piero/frontiera2/premessa.txt · Ultima modifica: 09/04/2019 19:00 da cesiano