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progetti:la_casa_del_popolo_di_abbadia

La casa del popolo di Abbadia

di Alessandro Angiolini.

CRONOLOGIA DELLA CASA DEL POPOLO E DELLA CASA DEL FASCIO DI ABBADIA DI MONTEPULCIANO

6 DICEMBRE 1914

– Viene pubblicato nella prima pagina del settimanale “Il Lavoratore” (periodico socialista dei collegi elettorali di Montepulciano e Montalcino) l'annuncio della imminente costruzione ad Abbadia di Montepulciano della Casa del Popolo, una delle prime edificate in provincia di Siena. Padri del progetto furono il professore universitario Gaetano Viciani e Leone Migali, segretario della locale sezione socialista. Ma la nascita della Casa del Popolo avvenne soprattutto grazie ai sacrifici di tante donne e uomini che prestarono gratuitamente oltre al denaro anche la loro fatica.

GENNAIO 1915

– Iniziano i lavori di costruzione. A maggio l'Italia entra nel conflitto mondiale e i lavori si fermano con l'ultimazione del piano terreno. Come risulta da alcune foto d'epoca, lo stabile fu coperto con un tetto provvisorio a testimonianza di una lunga pausa preventiva dei lavori che si protrasse per tutta la durata della guerra ma che almeno permise l'utilizzo degli ambienti interni. Costruzione della casa del popolo di Abbadia

1917

– È di questo anno la nascita nei locali della Casa del Popolo della ben fornita biblioteca popolare, istituita grazie anche all'aiuto governativo dell'On. senese e avversario politico Gino Sarrocchi del partito Liberal-Democratico, patrocinata e sussidiata dal comune di Montepulciano e dal Governo, controllata dalle autorità scolastiche ma “scomunicata” ingiustamente dalla Diocesi locale.

PRIMI DI AGOSTO 1919

– Con il ritorno a casa dei superstiti dal tremendo massacro della Grande Guerra, riprendono i lavori di ultimazione della Casa del Popolo, definita dai socialisti “il primo baluardo proletario della Valdichiana”. La notizia venne solennemente annunciata dalle pagine del settimanale socialista senese “Bandiera Rossa Martinella”. Ad ogni uscita del giornale, si incita i compagni all'ultimo sforzo, quello più grande: il prestito a fondo perduto di quelle 25.000 lire che dovevano servire per completare l'opera.

FINE AGOSTO 1919

- “Per speciali ragioni di ambiente”, il P.S.I. decide che la Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano sarà il punto di riferimento politico per “le forze proletarie di tutti i paesi circonvicini, dalla pianura chianina, alla montagna della Amiata”. Il piccolo paese della Valdichiana con la sua casa socialista, divennero quindi il punto di riferimento politico e di lì a poco anche sindacale per un vasto territorio che comprendeva tutto il sud senese. In pratica abbracciava i paesi che facevano parte del vecchio collegio elettorale di Montepulciano che comprendeva i comuni di: Montepulciano, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Radicofani, Castiglion d'Orcia, Cetona, San Casciano dei Bagni, Chianciano, Chiusi, Sarteano e Pienza.

27 SETTEMBRE 1919

– Il giornale socialista senese annuncia la fine dei lavori della muratura esterna, del tetto, della torretta (“Domenica scorsa la bandiera rossa sventolava sulla torretta della Casa del Popolo!”) e di alcuni ambienti interni. In quei giorni si dava infatti inizio ai lavori del salone del teatro e alla posatura degli infissi.

30 NOVEMBRE 1919

– La Casa del Popolo di Abbadia è protagonista di un convegno che riunì tutte le Leghe coloniche della Valdichiana per approvare, insieme ai proprietari terrieri, un nuovo patto colonico.

NOVEMBRE 1919

- GENNAIO 1920 – Il comitato esecutivo della Camera del Lavoro di Siena con sede nella storica Casa del Popolo di Via Pianigiani (costruita nel1905), decise la nascita di due succursali provinciali. La prima fu istituita il 22 novembre a Colle Vald'Elsa con un ufficio nella locale Casa del Popolo e la seconda fu aperta a gennaio negli alloggi della Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano. Da quel momento la Camera del Lavoro di Siena prese il nome di Sede Centrale.

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7 MARZO 1920

– Primo assalto fascista alla Casa del Popolo di Siena. Viene ammazzato il diciottenne ferroviere Enrico Lachi.

28 MARZO 1920

– Nei locali della Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano si tenne il primo congresso circondariale (cioè dei comuni prima descritti) del P.S.I., aperto a tutte le organizzazioni economiche aderenti alla succursale della camera del lavoro, a tutte le sezioni del Partito Socialista, alle sezioni della Leghe Nazionale Proletaria e a quelle dei Mutilati e Reduci di Guerra. Ogni organizzazione aveva il diritto di partecipare con un loro rappresentante. Dalla Martinella: “Più di 70 furono le organizzazioni rappresentate: degno di nota e di lode il fatto che fino i paesi della montagna – Abbadia San Salvatore e Pian Castagnaio – inviarono compagni al Congresso che percorsero in bicicletta la lunga e faticosa strada”.

APRILE 1920

– Durante gli scioperi per la conquista delle otto ore di lavoro e l'aumento delle paghe, la Casa del Popolo di Abbadia rappresentò il centro organizzativo della protesta.

MAGGIO 1920

– Continua la vendita di azioni per coprire le enormi spese che gravavano ormai da cinque anni sulla Casa del Popolo di Abbadia. L'edificio fino ad allora era costato 40.000 lire e altrettanti ne servivano per completare l'ultimo locale che ancora mancava per considerare davvero ultimata la casa socialista: era il grande salone del teatro, capace di contenere, come disse un cronista della Martinella e forse esagerando un po', “di più che di mille persone”.

4 MARZO 1921

– Secondo assalto fascista alla Casa del Popolo di Siena. Un devastante incendio distrusse completamente la casa socialista che di lì a poco rinascerà dalle sue ceneri.

MAGGIO 1921

– Ad Abbadia di Montepulciano viene aperta la sezione dei Fasci di Combattimento (nei locali che poi diventeranno la macelleria Bernardini e in quelli del bar di Porsenna).

22 LUGLIO 1921

– Omicidio fascista alla Fila. I primi martiri abbadiani: i cugini Bruno e Ottorino Castellani, giustiziati a tradimento nel cuore della notte. Vasta fu l'eco della notizia tanto che anche il Corriere della Sera diretto da Luigi Albertini pubblicò un articolo che puntava coraggiosamente il dito contro i fascisti autori del vile agguato. Dell'omicidio fu accusato un cognato, lo squadrista Guido Beligni, che dopo un anno di carcere fu liberato (5 luglio 1922) dopo un probabile processo “farsa” all'alba della marcia su Roma che sancirà la nascita del Ventennio.

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APRILE 1922

– Con la fine della costruzione del teatro, la Casa del Popolo di Abbadia è finalmente completata in ogni sua parte, così come era stata disegnata nel progetto iniziale.

23 APRILE 1922

– Dopo sette anni si poteva procedere all'ennesima, ultima e più importante delle inaugurazioni. Ma non erano più i giorni tranquilli del dopoguerra, quel periodo dove il grande movimento rivoluzionario socialista dettava in Valdichiana la sua supremazia politica. I nemici fascisti, quelli più pericolosi, avevano ormai preso il sopravvento e inaugurare la fortezza proletaria in quel clima di terrore significò oltre ad un atto di vero coraggio, esporsi ai pericoli di un attacco fascista. Ed è proprio in questo scenario che avvenne quel giorno l'omicidio premeditato del carabiniere Angiolo Bernardini, ucciso per errore a colpi di pistola da una squadraccia fascista perché scambiato per il vero obiettivo della spedizione e cioè il socialista attivista Alcide Vignai. Iniziano le purghe e le minacce di morte verso socialisti e comunisti si fanno sempre più concrete tanto che la maggior parte degli attivisti politici fuggono dal paese per le grandi città. La Casa del Popolo è ormai abbandonata al suo destino.

4 NOVEMBRE 1922

– Dopo la marcia su Roma del 28 ottobre, in occasione della commemorazione del quarto anniversario della vittoria nella Prima Guerra mondiale, i fascisti di Abbadia prendono possesso della Casa del Popolo issando sul pennone della torretta la bandiera tricolore. Da ”La Scure”, settimanale fascista senese: “(…) Nelle ore pomeridiane si formò un lungo ed ordinato corteo, che al suono ed al canto degl'inni nazionali si recò alla Casa del Popolo esponendovi fra un delirio di entusiasmo la bandiera nazionale”.

25 FEBBRAIO 1923

– Conquistata la fortezza proletaria della Valdichiana, ai fascisti non rimaneva che disinfestarla dal suo passato bolscevico. E quale migliore metodo conoscevano questi signori per risolvere il problema? Il fuoco purificatore fu appiccato di notte nei locali della biblioteca popolare, vanto e fiore all'occhiello della Casa del Popolo di Abbadia. L'incendio distrusse la quasi totalità dei volumi presenti danneggiando anche gli uffici attigui, il pronto intervento della popolazione evitò che le fiamme si impadronissero dell'intero edificio.

11 MARZO 1929

– Nel 1929 tutte le Case del Popolo erano ormai passate, diciamo così “legalmente”, al Partito Nazionale Fascista e trasformate in Case del Fascio o, come nel caso di Abbadia di Montepulciano, del Littorio. Per la Casa del Popolo di Abbadia, si trattò di un vero e proprio contratto-beffa, un passaggio di proprietà immobiliare con tanto di contratto di vendita datato 11 marzo 1929.

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3 NOVEMBRE 1929

- Su enormi pressioni dell'On. Chiurco, ex segretario del fascio di Siena, furono trovati molti soldi per restaurare in tempo record la rovinata ex casa socialista. Il nuovo giornale fascista senese “La Rivoluzione Fascista”, così annunciò la sua inaugurazione: “Domenica prossima 3 Novembre si inaugurerà nella importante frazione di Abbadia, la Casa del Fascio e l'Asilo Monumento ai Caduti. Saranno presenti alla cerimonia S.E. Il Prefetto di Siena, l'On. Chiurco e il Segretario Federale”. All'esterno la Casa del Fascio si diversificava dalla vecchia Casa del Popolo soprattutto nella scomparsa del simbolo socialista voluto a suo tempo dal prof. Viciani: la torretta sul lato destro del tetto su cui sventolava la grande bandiera rossa. Al suo posto fu edificata al centro della balaustra, una vela mezza tonda con un oblò aperto e ai due lati due colonnette che sorreggevano delle sfere di travertino. Ma altri simboli furono aggiunti sul colonnato del tetto della facciata dello stabile. In alto, negli angoli, vennero murati due basamenti che sorreggevano due palle di travertino, più internamente, trovarono posto gli emblemi dell'Italia monarchica e fascista: a sinistra la scultura della corona reale, al centro, sulla sommità della vela, la statua della vittoria alata con alle spalle un alto pennone su cui sventolava la bandiera nazionale e a destra la scultura del fascio littorio. Altra novità fu l'istituzione dell'asilo infantile, o Asilo Monumento, sigla commemorativa usata per ricordare i gloriosi soldati caduti durante la Grande Guerra. Il primo Asilo Monumento della provincia nacque a Siena e fu inaugurato dal re Vittorio Emanuele III il 28 settembre 1924.

METÀ ANNI '30

– E' di questi anni la decisione di un ampliamento della Casa Del Fascio per dotare l'asilo di un ingresso indipendente e di una mensa scolastica che servisse anche ai bambini delle scuole elementari. Il nuovo corpo a due piani fu aggiunto sul lato destro del fabbricato originale.

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NOVEMBRE 1940

– Una novità introdotta all'interno della Casa del Fascio fu il cinematografo che iniziò le proiezioni nel salone del teatro nel novembre del 1940.

8 SETTEMBRE 1943

– Nei giorni successivi all'armistizio, in molti ad Abbadia corsero alla Casa del Fascio per abbattere i simboli della romanità murati nella facciata. Furono divelti e presi a martellate i travertini e le statue di gesso raffiguranti i simboli della dittatura.

PRIMI DI MARZO 1944

– In questi giorni fu arrestato ad Abbadia dai carabinieri il diciottenne renitente alla leva Luigi Cagnacci. Prima di essere rinchiuso nel carcere senese di Santo Spirito, subì la stessa sorte degli oltre 450 prigionieri che nell'arco di dieci mesi furono torturati e picchiati sotto interrogatorio dai fascisti di Chiurco nei locali di Palazzo Ciacci a Siena, sede della R.S.I., luogo meglio noto con il nome di “Casermetta”. Fu fucilato dai tedeschi nei pressi di Buonconvento il 24 giugno 1944.

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25 MARZO 1944

– Per ritorsione all'arresto del Cagnacci, un gruppo di partigiani entra con le armi spianate dentro l'osteria di Aroldo Biagianti ad Abbadia di Montepulciano e fa fuoco contro due militi repubblichini e un tedesco (forse un disertore). Muore un fascista e feriti l'altro milite e il tedesco. Per una serie di coincidenze fortuite, l'intermediazione dei notabili del paese e il comportamento eroico del titolare del locale, i tedeschi non effettuano alcun rastrellamento o fucilazione degli abitanti del paese.

21 GIUGNO 1944

– Nel piccolo campo di concentramento allestito dalla Gestapo nazista al podere San Luigi ad Abbadia di Montepulciano, viene imprigionato e torturato il ventenne partigiano siciliano Giuseppe Marino prima di essere impiccato nel Corso di Montepulciano il 23 giugno.

30 GIUGNO 1944

– Passaggio del Fronte e battaglia tra gli inglesi attestati a Gracciano e i tedeschi appostati ad Abbadia di Montepulciano. Muoiono durante i bombardamenti i civili Vittorio Bernardini, Pasquina Angiolini, Tullio Bastreghi e Gioconda Fanciulli. Nelle stesse ore in cui infuriava il combattimento, in località Pantano, le SS tedesche impiccavano due contadini innocenti accusati di essere partigiani, sono il trentenne Angelo Montiani e il non ancora diciottenne Aldo Pascucci. Grazie al coraggio e alla mediazione in lingua tedesca con il comandante delle SS, la maestra di origine slava Francesca Zupancic salva la vita ad oltre cento persone nascoste nel rifugio del bosco del Pantano condannate dal boia nazista ad una imminente fucilazione dopo essere state accusate di avere aiutato e nascosto i partigiani.

20 LUGLIO 1944

– Una mina inesplosa uccide con il suo scoppio il colono Angelo Lorenzoni nei pressi della Serra. Nel vano tentativo di soccorrerlo, la madre Maria Giomarelli correndo verso il figlio, mette i piedi sopra un'altra mina che la dilania inesorabilmente. Stessa sorte era toccata tre giorni prima all'operaio ferroviere diciannovenne Giannino Fanciulli saltato sopra una mina nei pressi di un ponte sulla strada per Grosseto.

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2 GENNAIO 1945

– Nel centro del paese vengono uccise schiacciate contro un muro da un camion militare inglese sbandato sulla ghiaia della strada, Armida Biancucci e Valentina Duchini.

25 APRILE 1945

– Socialisti e comunisti uniti tornano in possesso della malridotta ex Casa del Fascio di Abbadia di Montepulciano che viene subito ribattezzata con il suo nome originario: Casa del Popolo. Purtroppo tornarono in possesso di uno stabile che per legge non era più loro. Con la fine del conflitto infatti, tutte le sedi politiche appartenute al passato regime fascista furono incamerate dallo Stato e passarono per avocazione alla Intendenza di Finanza. Nei giorni di festa successivi alla fine del conflitto, all'interno del salone del teatro, un gruppo di partigiani e le donne dell'UDI di Abbadia, dopo un processo sommario decisero di rapare a zero i capelli di Ada Biagianti, accusata di essere stata una collaborazionista dei nazifascisti. Tra la fine del '45 e l'inizio del '46, nei locali della risorta casa proletaria si tornò a fare politica.

14 LUGLIO 1948

– Nelle ore successive al grave attentato contro Palmiro Togliatti, la Casa del Popolo divenne sede operativa dei compagni ribelli che formarono dei posti di blocco lungo la Statale 326 che correva a pochi metri dalla casa proletaria.

1953

– La Casa del Popolo era stata riorganizzata in questi anni in modo perfetto dai suoi “inquilini” dichiarati momentaneamente dallo Stato semplici locatari. Ma anche per la vecchia casa proletaria di Abbadia di Montepulciano arrivò il giorno dello sfratto esecutivo. Vane furono tutte le azioni legali e gli appelli dei compagni per impedire una simile ingiustizia.

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1955 – 1983

- Comunisti e socialisti di Montepulciano, iniziano la costruzione ad Abbadia di Montepulciano di una nuova Casa del Popolo. L'entusiasmo per il nuovo progetto fece dimenticare ai compagni il destino a cui andava incontro la vecchia Casa del Popolo. Lo Stato decise che quell'immobile doveva diventare la nuova caserma dei carabinieri di Abbadia. Senza ostacoli giuridici o vincoli architettonici fu completamente stravolto il suo assetto interno ed esterno. Anche il grande teatro con il colonnato, la ribalta e il soffitto decorato scomparve suddiviso in tanti locali. La Casa del Popolo e la Casa del Fascio di Abbadia, non esistevano più. Passarono gli anni e con la crisi economica degli anni '70 anche la caserma dei carabinieri chiuse i battenti. Poi per qualche anno uno dei suoi appartamenti fu abitato da un finanziere e la sua famiglia. Ultimo atto nel 1983 con il rifacimento completo del tetto dopodiché le sue porte non sono state mai più aperte.

1984

– L'amministrazione comunale, su proposta del consiglio di circoscrizione di Abbadia che voleva riscattare l'immobile per poi ripristinare il primitivo uso della vecchia Casa del Popolo (teatro, centro culturale e sociale, sede del consiglio di frazione), cercò di acquistare dallo Stato il fabbricato, ma la trattativa non ebbe purtroppo un esito felice.

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progetti/la_casa_del_popolo_di_abbadia.txt · Ultima modifica: 09/07/2016 15:45 (modifica esterna)