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progetti:la_battaglia_di_monticchiello

La battaglia di Monticchiello di Giulio Fè.

Verso la metà del marzo 1943, Walter Ottaviani (Scipione) giovane sottotenete di fanteria saltato da un treno in corsa che lo stava deportando in Germania, che aveva già da mesi riunito intorno a se qualche decina di ragazzi pronti a battersi con lui contro il nermico nazifascista, era venuta in mente l'idea di sfidare a viso aperto quello che lui riteneva il nemico numero uno, ossia il Capo della PROVINCIA il Federale Giorgio Alberto Chiurco. Dopo gli eccidi di Rigosecco e Montemaggio il movimento partigiano senese stava perdendo terreno. Nei ragazzi di leva prevaleva la paura per se stessi ed i loro genitori.Gli echi dei pestaggi , alla Casermetta di Siena ad opera dei vigliacchi repubblichini come Chelles,Rinaldi e Bertoli, spargevano terrore sui giovani renitenti. Ci voleva qualcosa di grosso , qualcosa che doveva invertire la tendenza pensavano Walter ed i suoi ragazzi. Così dopo aver fatto vari sopralluoghi, fu deciso che Monticchiello, per la sua posizione e la conformazione del territorio circostante, era il luogo giusto dove appostare la banda che nel frattempo era aumentata, diversi gruppi da Torrita con Tiezzi Francesco (Sole), da Montepulciano con Lidio Bozzini (Ciclone) da San Quirico con Vito Raspa (Spaccamontagne) da Chianciano con Beppe Bianchi si erano uniti a Walter. Ormai quasi tutte le provinciali della zona erano sotto il controllo dei patrioti, posti di blocco partigiani a quasi tutti i bivi, non si aspettava che la scintilla giusta. Probabilmente il sequestro dell'ennesimo carico della SEPRAL proprio la sera del 5 aprile con tanto di messaggio dato al conducente del mezzo in cui si invitava Chiurco a venire a riprendersi il camion, fu l'accenzione della miccia. Infatti i partigiani furono avvertiti da un collaboratore in servizio presso la milizia di Siena, che la mattina seguente

ci sarebbe stato un rastrellamento in val d'Ocia. La sera stessa un' avanguardia di fascisti pientini si vollero recare a Monticchiello , per sbrigare loro la pratica e mettere a tacere quel manipolo di ribelli che da giorni dettavano legge nella zona. Quando Walter seppe la notizia, quasi non voleva crederci, comunque prese le precauzioni del caso e si schierò con i suoi uomini lungo l'erta salita che dal fiume Tresa porta per la corta a Monticchiello. Era ormai notte , quando due macchine cariche di fascisti di Pienza iniziano lentamente la salita. Walter non crede ai suoi occhi, sono proprio loro ! Da ordine di tenersi pronti. I partigiani sono pancia a terra nascosti dietro una fitta siepe, mitra spianati, bombe a mano pronte, quasi non respirano, sono a cento metri , ora a cinquanta, ora a dieci quando Walter darà l'ordine si avventeranno contro gli ignari nemici e sarà una carneficina. Sono quasi tutti amici, molti compagni di scuola dell'Istituto Magistrale di Pienza . I partigiani quasi non respirano, è il momento, ma l'ordine del comandante non arriverà. I fascisti baldanzosi entrano a Monticchiello mettano un po' di sobbuglio in paese e ritornano festanti a Pienza dicendo di aver messo in fuga i partigiani solo con la loro presenza; non ammetteranno mai, come la loro vita sia stata appesa per un attimo a quel filo sottile di una vecchia amicizia.

La notte scorre veloce le squadre si sono ritirate in alcuni poderi vicino al colle Mosca. Verso le due arriva una staffetta, sono le ultime informazioni: il rastrellamento è confermato. E' l'alba del 6 aprile 1944. giovedì Santo. Walter e i suoi oumini sono tutti radunati sul colle Mosca la piccola collina che domina sulla Val d'orcia e su Monticchiello. Lì hanno istallato il loro quartier generale, li fa compagnia l'unica arma pesante in dotazione, la mitica mitragliatrice Breda asportata da Sole con alcuni amici dal Palazzo Massaini ed aggiustata dal Massai Enni in un podere vicino a Torrita. Sarà in seguito venerata da tutti i partigiani della zona. I primi movimenti che si distinguono alle prime luci dell'alba, sono alcuni camion in località Casalpiano lungo la Tresa da dove scendono flotte di militi repubblichini. Walter da ordine di appostarsi a tutte le squadre, la descisione è presa si accetta lo scontro, nemmeno per un attimo si pensa di sgangiarsi anche se sarebbe semplice , la via verso l'Orcia e la montagma ,che scende verso le Checche,è libera . Inizia la battaglia. Le prime raffiche di mitragliatrice vengano indirizzate verso i fascisti scesi a Casalpiano.La risposta è immediata. Da parte fascista si usano mortai. E' un inferno. All'improvviso altri mezzi con militi sopraggiungono dalla strada del Palazzo Massaini-Borghetto e stanno per sopraffare con il lanciafiamme una squadra di partigiani rifugiata al podere Fabbrica comandata da Arsenico (Gualtiero Farnetani). Si fa su quest'ultimi un intenso fuoco e si riesce a far sgangiare la squadra di Arsenico che di li a poco riuscirà a raggiungere l'abitato di Monticchiello. Nel frattempo altri mezzi nemici raggiungano il lato nord-est di Monticchiello in località Villa Nano. E quasi una presa a tenaglia. Qui viene fuori il coraggio dei ragazzi e la strategia militare del comando partigiano. Sono una settantina poco addestrati e male armati, contro proponderanti forse nemiche stimate in circa 400 uomini. Non c'è tempo da perdere , viene dato l'incarico a Sole di portarsi al comando di tre squadre , la sua ,quella di Fra Diavolo (Alfiero Rubbioli) e di Gioberti (Cittadini) dentro le vecchia mura di Monticchiello con l'ordine tenere impegnato il nemico proveniente da Villa Nano e lasciar avanzare quello proveniente dal fiume Tresa e resistere in tutti i modi fino al tramonto, in modo evuntualmente di potersi sgangiare con l'oscurità. Intanto viene dato l'ordine a Bozzini (Ciclone) di ritirarsi col nbucleo mitraglieri dal Colle Mosca sul l'altro colle, il Gogna , senza sparare dando così l'impressione ai fascisti di essersi ritirasti tutti dentro Monticchiello. Nel frattempo una squadra comandata da Spaccamontagne e formata da Treveas Stefanucci “Tigre”, Otello Carfora “Siena” e Mario Mencatelli “Fulmine” era scesa fino a Casalpiano con l'intenoto di arrestare la marcia nemica da quel lato. Individuata dal nemico , fu fatta oggetto di un fitto fuoco di artiglieria ed un colpo di mortaio uccise Mario Mencattelli , mentre ritornava da un'eroica azione di reperimento munizioni dal podere Sante Marie. Da quel giorno la formazione in suo onore si chiamerà“Formazione Mencattelli”. Intanto la battaglia infuria, la squadra di Arsenico si è unita alle altre comandate da Sole dentro Monticchiello e scaricano un fuoco infernale contro i nemici situati a Nano, mentre gli uomini di Walter sul Gogna

aspettano in silenzio l'evolversi della situazione. Da Pienza sono giunti nel frattempo alcuni giovani a dare man forte agli amici sul Gogna e metre raggiungevano la zona avevano notato che i repubblichini erano giunti quasi al confine del bosco che circonda il colle Mosca, ma non vi erano entrati e si dirigevano in blocco verso Monticchiello. Era quello che il comandante sperava. Far credere al nemico che tutti i partigiani erano dentro Monticchiello. Intanto dentro le mura del paese la situazione era disperata. Sole con i suo uomini, 21 in tutto, era rimasto quasi senza munizioni, aveva dato ordine di sparare solo se sicuri di fare centro. I fascisti erano ormai arrivati sotto le mura, Sole e gli altri li vedevano avvicinarsi e vedevano avvicinarsi la fine, non avrebbero potuto più resistere, avevano pronte le ultime bombe a mano e sfoderato le pistole dalle fondine, ultimo atto per l'ultimo arrembaggio sul nemico. Ormai quello che il Comandante aveva ordinato era stato rispettato. Avevano caparbiamente resistito fino al tramonto. Ma Walter che fine aveva fatto si domandavano da dentro Monticchiello. Possibile che li avesse abbandonati. No! Non era lui il tipo di fare certe cose. Questi gli ultimi pensieri, insieme a quelli per le famiglie a casa che attraversarono per un istante , giusto un istante, le menti di Sole e dei suoi ragazzi, perchè veloci come fulmini e rumorosi come i tuoni

Walter e i suoi uomini scesero armi in pugno allo scoperto dal colle Mosca, sparando e gridando a scuarciagola contro i fascisti giunti ormai sotte le vecchie mura di Monticchiello. Altrettanto fecero i partigiani dall'interno del paese scaricando tutte le ultime munizioni rimaste. I fascisti presi tra due fuochi si dettero ad una presipitosa fuga, lasciando armi e mezzi sul terreno, sventolando fazzoletti bianchi di resa e alcuni consegnandosi direttamente prigionieri ai partigiani. Prigionieri ai quali la sera stessa fu data la possibilità di raggiungere le proprie famiglie.Nello stesso giorno in località Capriola nei pressi di villa Nano veniva assassinato, su spiata di un fascista pientino, il partigiano Marino Cappelli in licenza per malattia. L'esecutore il famigerato Capitano Bertoli, lo stesso che pochi giorni prima aveva premuto il grilletto sui 17 martiri di Montemaggio.

Il 6 Aprile '44 segnò uno spartiacque definitivo in provincia di Siena. Qualche vecchio partigiano ricorda che in primavera inoltrata la Val d'Orcia e la Val di Chiana erano di dominio assoluto delle forze partigiane. Le strade erano tutte controllate dai ribelli, le GNR erano state tutte smantellate, si arrivò perfino a parlare della repubblica della Val d'Orcia e della Val di Chiana come lo era stato per la Val d'Ossola.

Radio Londra e Radio Bari con i rispettivi bollettini dettero molto risalto a quella che definirono“Battaglia di Monticchiello”

Giulio Fè

progetti/la_battaglia_di_monticchiello.txt · Ultima modifica: 09/07/2016 15:45 (modifica esterna)