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Libro o rivista che sia

Stesura definitiva

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Da scaricare per una prima lettura

Materiale fino ad oggi 26.1.2014

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Direttamente dal wiki con latex: indici delle figure, indice generale, bibliografie, indice analitico, ecc., tutto in automatico…

Domenica 6 aprile 2014

Ho cercato di ridurre al minimo le pagine…Si potrebbero sempre togliere quelle cazzate che ho scritto io.

libro o rivista che sia

ultimo capitolo

Ipotesi copertina Emiliano

(Una meglio dell'altra)

Ipotesi1

Ipotesi2

Ipotesi3


Di seguito la prima stesura:

Bozza del capitolo I sulla formazione della Fattoria Bastogi-Ciuffi.

Mariano Fresta, 2012/10/28 11:59

Cap. I

a) La formazione dell’azienda (1553 – 1864)

La bonifica della Val di Chiana è stata un'impresa lunga, titanica, che si è svolta per secoli dal 1300 circa fino al 1944, quando fu deciso di non portare più a termine quelle colmate che, se fatte, avrebbero provocato la scomparsa dei laghi di Montepulciano e di Chiusi.

Gian Franco Di Pietro,1) nel primo volume sulla storia della bonifica della Valle, fa una dettagliata ed esauriente cronologia dei lavori, a cominciare dalle prime vaghe notizie fornite da scrittori dell'antica Roma (Plinio, Strabone, ecc.), fino al 1972, anno in cui termina la costruzione della diga della Foenna in prossimità del castello del Calcione. Il volume, inoltre, contiene anche numerosissime foto, aeree e da terra, e riproduzioni di mappe geografiche, di planimetrie, di piante di fabbricati e di ponti, di cabrei, di progetti idraulici, ecc., che lo rendono indispensabile a chi volesse documentarsi sulla storia e sulla formazione della valle.

A quest'opera immane concorsero ingegni e statisti dei secoli passati, primo fra tutti Leonardo da Vinci, ma è soprattutto al tempo dei Lorena e con Pietro Leopoldo (divenuto nel 1790 imperatore d'Austria) e poi con Leopoldo II, che per il prosciugamento della palude e la bonifica agraria della Valle furono messi a disposizione ingenti capitali finanziari e le migliori forze intellettuali del tempo: matematici come Gaci, Viviani, Torricelli, Grandi, Corsini, Perelli; ingegneri e architetti come Franchi, Tosi, Ximenes, Possenti, Fossombroni e Manetti; e poi economisti, medici (come G. Giulj di Foiano), agronomi. La bonifica fu totale, perché non si limitò a eliminare, con una particolare tecnica come quella delle colmate, le paludi, ma comprese tutte le strutture e le infrastrutture necessarie alla crescita economica ed umana della valle: case, stalle, magazzini, fattorie furono progettate e disegnate dai migliori architetti di allora, fino a rendere tutta la Val di Chiana una terra “di massima artificialità del paesaggio” (Di Pietro 2005:12).

Man mano che la bonifica procedeva, i terreni recuperati erano preparati per la coltivazione (dopo un'aratura, per dieci anni erano lasciati alle erbe spontanee, poi erano destinati alle coltivazioni), si approntavano le infrastrutture (strade, ponti), si costruivano le case per i contadini, si predisponeva l'organizzazione delle aziende future con la costruzione di fattorie ubicate nei luoghi più adatti alla loro funzione.

A metà del 1700, i lavori di bonifica e di appoderamento erano, nella zona in cui sarebbe poi sorta la fattoria dell'Abbadia, già abbastanza avanzati. In quest'opera svolsero un ruolo fondamentale i mezzaioli, figure di lavoratori che non sono né braccianti e né mezzadri, sui quali ultimi si basava il sistema di conduzione agraria delle zone di piano-colle di tutta la Toscana.

Per avere chiare le differenze tra mezzaioli e mezzadri si riporta qui quanto scrive G. Di Pietro:

I mezzaioli oltre a lavorare nelle terre spezzate e nelle terre nuove, avviate alla produzione dopo la bonifica e ancor prive di colture arboree, delle quali dividono a metà i prodotti, vengono coinvolti, come lavoranti dai mille mestieri, in tutta una serie di attività come la prestazione di opere nei lavori colonici nei periodi di punta, nel taglio dei boschi e in lavori extrapoderali (raccolta dei fieni, dei legnami e dei bozzoli, manutenzione degli argini e delle colmate, ecc.). In genere non dispongono di abitazione autonoma entro l'azienda e del bestiame padronale per la coltivazione delle terre, anche se a volte tengono animali a soccida. Essi rappresentano “la frangia mobile della società contadina”, ambito di selezione dei nuovi nuclei, destinati, via via, a sparire in rapporto al completamento del processo di appoderamento 2) .

La bonifica delle terre progrediva speditamente non solo per l'opera dei mezzaioli ma anche per la molta manodopera bracciantile disponibile nei borghi e nei villaggi posti sulle colline circostanti, contrariamente a quanto avveniva nella Maremma, dove la manodopera scarseggiava nonostante esenzioni e privilegi concessi per richiamarla. A questo proposito così scrive lo storico Antonio Zobi:

Ma a sì brillante risultato ha immensamente contribuito la peculiare circostanza che i poggi collinari adiacenti erano ripieni d'abitatori bisognosi d'estendersi per procurarsi la sussistenza 3) .

Dopo il completamento della bonifica, il territorio risultò diviso in quindici Fattorie, così distribuite: Possessioni della Corona (Pulicciano, Frassineto, Chianacce, Valiano, Dolciano); Possessioni del Demanio (Acquaviva); Possessioni dell'Ordine di S.Stefano (Font'a Ronco, Foiano, Bettolle, Creti, Montecchio, Tegoleto, Pozzo, Bettolle, Abbadia).

b) La fattoria

Nel 1805, a seguito di un motuproprio della Corona, dalla fattoria di Bettolle sono scorporati dei terreni che insieme ad altri ricavati dalla bonifica vengono a formare la fattoria di Abbadia.

Nel 1808 la fattoria risulta essere composta da quattordici poderi, con una popolazione complessiva di 188 persone. Le costruzioni presenti, oltre ai casolari mezzadrili, sono le due case delle guardie e quella del fattore.

La fattoria possiede già un migliaio di capi di bestiame e produce grano, biade, vino, seta, canapa, lana, formaggio e carne.

E' da notare che oltre ai mezzadri ci sono due famiglie di mezzaioli, il che significa che la bonifica non era stata ancora completata, e difatti il palazzo del fattore sarà realizzato da lì a poco, in un terreno che ancora, nel 1808, doveva essere colmato.

Nella pianta di Fattoria risalente al periodo napoleonico accanto ai poderi esistenti, che sono numerati in cifre romane, ci sono anche i poderi progettati, in numero di 16, che sono indicati con cifre arabe. Dodici di essi sono localizzati ai lati di quello che sarà lo stradone della Fuga, ribattezzato qualche tempo dopo come la Fila. E' questo il momento in cui comincia a delinearsi la struttura di Fattoria che è giunta fino a noi, con il caratteristico e straordinario rettilineo che collega la parte Nord della Fattoria, confinante con quella di Bettolle, con quella Sud dove ancora ci sono delle colmate in atto (è la zona delle Manzinaie, terreni cioè non ancora pronti per le colture cerealicole, utilizzati per fornire foraggi). Su questo stradone, caratterizzato da due filari di gelsi, si allineano molti dei casolari di nuova progettazione.

Nel 1822 i poderi sono diventati ventidue, tutti assegnati a famiglie di mezzadri; le colmate devono essere state ultimate e non se ne prevedono altre, tanto che non risultano presenti famiglie di mezzaioli.

Trentadue anni dopo, nel 1854, i poderi diventano 23, la popolazione è costituita da 384 unità. Riprende l'espansione dell'azienda, perché ci sono anche quattro famiglie di mezzaioli che accudiscono terreni non ancora messi a coltura. In quest'anno, durante la mietitura, le fattorie granducali ebbero la visita di Leopoldo II; quella di Abbadia lo ospitò durante l'ora del pranzo.

La “Pianta geometrica della Real Fattoria di Abbadia”, disegnata da A. Barghini nel 1858, in cui sono riportate le localizzazioni dei poderi, mostra già l'azienda nel suo aspetto “moderno”, con i poderi nuovamente aggiunti e con i corsi d'acqua della Foenna e del Salarco già nella loro sistemazione odierna.

Nel novembre del 1859, con decreto del Governo provvisorio presieduto da Bettino Ricasoli, l'Ordine di s. Stefano viene sciolto ed i suoi beni, tranne quelli di competenza delle commende patronali, passano allo Stato toscano. Nello stesso periodo la Direzione idraulica della val di Chiana è soppressa e le sue competenze passano al Genio Civile di Arezzo.

Nel 1861, con la proclamazione dell'Unità d'Italia, tutti i beni immobili appartenuti al demanio o alla proprietà dei granduchi, passano al Demanio dello Stato italiano. La decisione del nuovo governo è quella di disfarsi di tutti i beni non destinati ad uso pubblico, alienandoli ai privati. Così nel febbraio del 1864 le Fattorie di Abbadia e di Bettolle vengono cedute unitamente. I 782 ettari di terreno della fattoria di Abbadia sono suddivisi in 25 lotti e venduti, quasi tutti, al barone Bettino Ricasoli e al conte Bastogi, tutti e due ex ministri del Governo provvisorio toscano.

LA FATTORIA DELL’ABBADIA .

Giulio Fè, 6-nov-2012 18.15

Avviso d'asta

Correva l'anno 1864 ed era esattamente il giorno 11 del mese di febbraio quando nei locali della Direzione del Demanio in Siena si procedeva, secondo la legge del 21 agosto 1862 n° 793, alla vendita all'asta di alcuni possedimenti delle Reali Possessioni in Valdichiana. Il giorno14 del seguente mese di marzo si procedeva alla stipula del contratto di acquisto dei 18 lotti della Fattoria dell'Abbadia secondo quanto risultato dalla vendita al pubblico incanto. Le parti contraenti: il demanio nelle vesti di parte venditrice delle ex possessioni granducali che il neonato Stato Italiano aveva deciso di alienare, il Barone Bettino Ricasoli e il Conte Pietro Bastogi gli acquirenti4).

Bettino Ricasoli, soprannominato “Il Barone di ferro” per la sua intransigenza morale è considerato con Cavour, Mazzini e Garibaldi uno degli artefici dell'unità d'Italia. Nato a Firenze il 9 marzo 1809 da una ricca famiglia fiorentina in decadimento, vive la sua infanzia quasi sempre insieme alla famiglia nel Castello di Brolio. Dovrà interrompere giovanissimo gli studi di agraria a causa della morte del padre che lo lasciò in un mare di debiti per cui dovette essere dichiarato maggiorenne per decreto all'età di 18 anni. Nel 1848 inizia la sua ascesa politica con l'elezione a Gonfaloniere di Firenze. Nel 1859 viene nominato Ministro dell'Interno del Governo Provvisorio Toscano e fu il vero protagonista dell'annessione della Toscana al nuovo Regno d'Italia costituitosi il 17 marzo 1861. Sempre nello stesso anno fu l'esecutore materiale dell'abolizione dell'Ordine Equestre di S. Stefano al quale appartenevano molte fattoria in Val di Chiana, contribuendo anche, alcuni anni dopo, alla stesura del decreto con cui si sanciva la pubblica vendita di tutte le fattorie detenute dallo Scrittoio delle Possessioni. Provvedimenti che gli verranno utili quando in data 11 febbraio 1864, insieme all'amico Conte Pietro Bastogi acquisterà alcune delle più prestigiose fattorie granducali. Politicamente apparteneva al “partito” della Destra storica, nata con Cavour e composta principalmente dall'alta borghesia e dai proprietari terrieri che governerà il paese nel primo decennio dell'unità d'Italia. Il 12 giugno 1861 raggiunge per la prima volta l'apice della sua carriera politica succedendo a Cavour nella carica di Primo Ministro. Si dimetterà il 3 marzo 1862 per gravi incompatibilità con il Re Vittorio Emanuele II, ma anche per le trappole che via via il suo rivale e successore Rattanzi spargeva lungo il suo cammino. Ritorna alla guida del paese il 20 giugno 1866 succedendo ad Alfonso La Marmora per uscire definitivamente dalla scena politica il 10 aprile 1867, quando con le nuove elezione gli succede ancora una volta Urbano Lattanzi. L'unica carica politica che mantenne fu quella di Sindaco di Gaiole in Chianti. Fondatore dei giornali La Patria e la Nazione, il suo nome è legato e ricordato soprattutto per la sua“ creatura” per eccellenza, quel vino Chianti che diverrà poi famoso in tutto il mondo. Ricasoli muore nel suo Castello di Brolio il 23 ottobre 1880.

Pietro Bastogi nasce a Livorno il 13 gennaio 1808 da una famiglia di commercianti di spezie originaria di Civitavecchia. Studia presso i frati barnabiti, ancora giovanissimo conosce Mazzini e fa parte della Giovine Italia di cui diviene Tesoriere. Ministro delle Finanze dal 3 aprile al 12 giugno 1861 con il primo governo Cavour, mantiene l'incarico con il governo presieduto dall'amico Bettino Ricasoli (12 giugno 1861-3 marzo 1862). Durante il governo Ricasoli gli viene affidata la Concessione delle ferrovie meridionali su cui nacque uno scandalo che dette luogo ad una lunga inchiesta, terminata con una censura nei suoi confronti e di altri deputati. Nel 1862 fonda la Banca Toscana di Credito per l'Industria e Commercio con cui molto probabilmente finanzierà l'intera operazione di acquisto della Fattoria dell'Abbadia. Sempre in quegli anni fonda la Società Italiana per le strade ferrate Meridionali da cui nascerà in seguito il noto Gruppo Bastogi. Sposato con Caputi Adele. avrà due figli, Giovanni Angelo e Gioacchino. Quest'ultimo si dedicherà come il padre alla politica e sarà rappresentante della Destra nel collegio elettorale di Montepulciano dove risulterà eletto prima alla Camera e poi al Senato del Regno per 5 legislature dal 1892 al 1909. Tante le opere realizzate nella città Poliziana durante il suo mandato una per tutte il bellissimo Museo. Pietro Bastogi muore a Firenze il 21 febbraio 1899. Dopo la sua morte, la Fattoria dell'Abbadia passerà ai due figli, per finire dopo una divisione patrimoniale dei beni di famiglia nel 1910, esclusivamente al Conte Gioacchino che finirà col cederla negli anni a venire definitivamente alla famiglia Ciuffi che ancora la detiene.

La fattoria si era costituita nel 1806 da una divisione della fattoria granducale di Bettolle e aveva portato in dote 16 poderi e 1995 quadrati di terreno5).Cabreo della stufa Nelle carte in nota, l'ingegnere delle Reali Possessioni in Val di Chiana Iacopo Gugliantini annotava l'esigenza, per fare di questa fattoria una delle più belle in assoluto, di costruire oltre alla casa del fattore, 12 o 14 nuovi poderi posti in modo simmetrico. Ecco, da quella intuizione poi realizzata, prende sostanza la Fila, toponimo con cui verrà da allora indicata dalle popolazioni chianine e non solo l'intera Fattoria dell'Abbadia. La società tra il Barone ed il Conte durerà solo pochi anni, fino al 1877, quando il Ricasoli lascerà la sua quota parte al Bastogi, puntando ad investire le sue risorse finanziarie nelle terre bonificate della maremma e nella vecchia proprietà familiare di Brolio. La fattoria venne acquistata per Lire 1.191.281,26 di cui Lit. 1.165.840,84 il valore venale più 25.440,42 di spese accessorie pagabile in 5 rate di Lit. 233.168,17 al tasso di interesse annuo del 5% e fu finanziata molto probabilmente in toto dalla Banca Bastogi dando così origine al primo conflitto d'interessi della storia dopo l'unità d'Italia.

Era composta da 25 poderi con casa colonica condotti a mezzadria più alcuni appezzamenti coltivati da mezzaioli6)

Queste le denominazioni dei poderi e delle mezzerie e relativi lavoratori:

Podere Mezzadro
S.PIETRO VECCHIO -FANCIULLI FERDINANDO
STRADA -CONTEMORI GIOVANNI
PORTICCIOLO 1° -CALDESI GIACINTO
PORTICCIOLO 2° -TERROSI ANGELO
SCIARTI 1° - GHEZZI PIERANTONIO
SCIARTI 2° -MOZZINI PASQUALE
AIOLA 1° -BENNATI GIUSEPPE
AIOLA 2° -MARCHI DOMENICO
AIOLA 3° -CASINI LUIGI
FERRETTI -PUCCI LUIGI
CATENA-
S.VITTORIO -PUCCI PIETRO
S.LUISA -GALAURCHI SETTIMIO
SAGGINALI -FALCIANI
S.CRISTINA -CALFIDO GIAN MARIA
S.GIO.NEPOMUCENO -MENCHICCHI PIETRO
S.LEOPOLDO -STACCIOTTI ANGELO
S.FERDINANDO -BASTREGHI PASQUALE
S.CARLO -NANNOTTI LUIGI
S.FRANCESCO -TAMAGNINI ANGELO
FUGA 1° -BASTREGHI FEDERIGO
FUGA2° -PALMERINI DOMENICO
S.PIETRO NUOVO -BENNATI FRANCESCO
STRINGAIE -SONNATI FABIANO
CASA DELL'ORTOLANO -GRILLI BENEDETTO
MEZZAIOLI:
DI VAGLIANO -QUINTI LEONARDO
DI GRACCIANO -IRADIRITTO ANNUNZIATA
DELLA FORNACE -FACCHIELLI ANGELO
DELLA FONTE -BENNATI TERESA

per un totale di circa 800 ettari, dalla Chiesa oratorio di Sciarti, dall'antico e maestoso Torrione centro nevralgico di tutte le attività sia agricole che scolastiche e ricreative oltre il bellissimo complesso di strutture della fattoria con villa padronale posti sul colle di San Pietro Vecchio nelle immediate vicinanze del paese di Abbadia di Montepulciano.

Pietro Bastogi uno dei più facoltosi banchieri italiani e rampante industriale delle linee ferrate sarà il pioniere in Valdichiana di un nuovo modo di fare agricoltura. Con arguzia e lungimiranza completerà la bonifica delle sue terre rese fertili e fruttuose dall'opera instancabile dei suoi illustri predecessori, Pietro Leopoldo e il vecchio Fossombroni su tutti. Ancora aleggiava sulle terre della bassa Chiana il ricordo delle due nobili figure che dal Torrione ammiravano commossi il riempirsi le colmate delle acque spaglianti della Foenna per poi schiarirsi lentamente nel Canale Maestro. Il Conte Bastogi porterà in agricoltura la sua esperienza manageriale di finanziere e industriale. Capovolge completamente gli arcaici sistemi di conduzione padronale con molti aspetti che ricordavano il lontano feudalesimo. Costruisce una nuova rete stradale collegando tutti i poderi con la Fattoria. Ai bordi dei lunghi stradoni impianta centinaia di gelsi che saranno il supporto alla già esistente attività del baco da seta , ristruttura i vecchi poderi e ne costruisce nuovi, li dota di nuova attrezzatura, di nuovi locali per stalle dando impulso all'allevamento della razza chianina. Riduce drasticamente i vasti pascoli e gli ettaraggi seminati a cereali introducendo nuove coltivazioni come il tabacco e la barbabietola da zucchero. Applica alla lettera il contratto mezzadrile con la ripartizione dei ricavi e delle spese al 50% e da buon banchiere introduce il conto corrente di fattoria gestendo per fini aziendali la massa di liquidità non ritirata dai coloni remunerando la stessa con adeguati tassi di interesse. La contabilità a partita doppia introdotta in azienda, di chiaro segno commerciale, può apparire complessa per l'alta percentuale di analfabetizzazione dei coloni di allora, ma senz'altro rivoluzionaria rispetto al nulla di scritto e alla sola parola padronale che imperversava negli scrittoi dell'epoca. E' un successo; in pochi anni i bassi redditi colonici si moltiplicano e le famiglie mezzadrili della fattoria migliorano notevolmente le loro condizioni di vita. Ma soprattutto la nuova proprietà punta tutto sull'industrializzazione agricola ; si sperimentano nuovi macchinarti importati dall'Inghilterra e nel 1872 si applicava per la prima volta il metodo a vapore alla sgranatrice del granturco e alla macchina per pressare il fieno7). Già in quegli anni interessanti reportage sulla Fattoria dell'Abbadia si potevano leggere sulla “Rivista di Agricoltura Industria e Commercio” la massima pubblicazione italiana del settore. Sta nascendo quella che in seguito sotto l'impulso della nuova proprietà Ciuffi sarà conosciuta e apprezzata come la “Fattoria modello”.

SEGUE CAPITOLO DAI BASTOGI AI CIUFFI

1) G. F. Di Pietro, Atlante della Val di Chiana. Cronologia della bonifica, Regione Toscana, 2005.
2) Ivi, p. 111.
3) A. Zobi, Storia civile della Toscana dal MDCCXXXVII al MDCCCXLVIII, 1850, tomo 2°, pp. 97-98.
4) Archivio Storico Fattoria Ciuffi I faldone, d’ora in poi ASFC
5) Dal Cabreo della Stufa relazione Gugliantini: Questa fattoria faceva parte di quella di Bettolle, dalla quale fu divisa nell’anno 1806. Manca di casa, che per anche non è stata fabbricata. Attualmente il fattore abita una casa presa in affitto. La Tenuta per la maggior parte è stata formata da nuovi acquisti stati fatti per servire al sistema delle colmate per mezzo di compre fatteda quei particolari, che non avrebbero potuto sostenere le spese necessarie alle operazioni delle colmate. Così nella medesima forma che manca di casa di fattoria, manca ancora di case per i lavoratori. E’ tutta assieme una delle più belle e regolari tenute, tanto che le case coloniche se fossero disposte simmetricamente, potrebbero formare bel colpo d’occhio, e essere di maggiore utilità all’Agenzia. Avvertenza che bisognerebbe avere giacché conviene fabbricarne dodici o quattordici almeno. La sua estensione attuale e di 1995 quadrati distinti come segue: terreno coltivato e seminativo 1085, prativo 103, in colmata 435, palustre 230, occupato dalle strade 52, occupato da fiumi e argini 89. Non vi sono che 16 poderi e 172 lavoratori ; il restante del coltivato si sementa a mezzeria da altri abitanti della campagna. Vi sono 998 capi di bestie per il valore di lire 54488 o siano scudi 7784. I suoi prodotti sono grano, biade, vino, seta, canapa, lana, formaggio e carne o bestiame. La rendita di un anno sul decennio preso dal 1788 incluso a tutto il 1807, è di lire 39011, o siano scudi 5573 moneta toscana. Ma potrà aumentare a proporzione che saranno fabbricate case dei lavoratori. E detta vendita è al netto di pesi pubblici e comunicativi, e di ogni spesa di amministrazione, e ogni mantenimento di fabbriche, e di coltivazioni.
6) ASFC- Faldone 1
7) Da Bullettino Senese di storia patria- Rozzi 1938
documenti/libro.txt · Ultima modifica: 09/07/2016 15:45 (modifica esterna)