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documenti:abbadia

Abbadia - curiosità

Contributo di Graziano Pucci

Dove in fine si rammenta fra le parrocchie della Comunità di Montepulciano la prioria di S. Pietro, oggi detta la Badia, si aggiunga: Probabilmente essa fu quell'Abbadia di S. Pietro a Petrojo, che alcuni confusero con altra chiesa di S. Pietro a Petrojo nel vallone dell'Asso, Comunità di Trequanda, Diocesi antica di Arezzo, ora di Pienza, mentre questa della Badia a Petrojo nel distretto di Montepulciano fu della Diocesi di Chiusi nella congregazione Vallombrosana. - A quest'ultima Badia infatti riferivano due bolle pontificie, che una di Bonifazio VIII del 13 febbrajo 1296 diretta al priore di S. Pietro a Petrojo, diocesi di Chiusi, cui ordina di verificare l'istanza fattagli dal Padre provinciale de'Predicatori affinchè S. Santità concedesse facoltà ai medesimi di fabbricare un convento per loro uso in una casa che fu di Francesco, detto Crisporo, confiscata per aver ricevuto in essa e protetto gli eretici. (ARCH. DIPL. FIOR. Carte de'Domenicani di Montepulciano). L'altra bolla è del 1480 del Pontefice Sisto IV, quando riunì al capitolo della pieve di Montepulciano i beni del priorato di S.Pietro a Petrojo, districtus Terrae Montispolitiani, Ordinis Vallisumbrosae, Clusinae Dioecesis. Anche l'Ughelli nella sua Italia Sacra rammenta quel Ranieri da Montepulciano priore della Badia Vallombrosana di S. Pietro a Petrojo, quando fu eletto in vescovo di Chiusi1),2).

Appunti

Orlando Malavolti (1515-1596), il più noto degli storici senesi, nella sua Historia di Siena [Historia de' fatti, e guerre de' Sanesi, così esterne, come civili; seguite dalle origini della loro città fino all'anno 1555], all'anno 1357 scrive: “Durante la guerra tra Siena e Perugia, spinsero i Sanesi, havendo notizia del fatto; gran numero di soldati forestieri, e de' loro della città, e dello stato, al soccorso di Torrita, e trovando che le genti perugine s'eran partite, andaron seguitando fin presso a Perugia a tre miglia, bruciando, e predando per tutto il viaggio, e, oltre a molte altre fortezze, presero l'Abadia, ò Priorato di San Pietro al Petroio, nel contado di Montepulciano, e con bastioni la fecer mettere in fortezza, e guardarla”. Di seguito all'anno 1358 scrive: “E la fortezza fatta intorno al monasterio, ò Abadia di San Pietro a Petroio nel contado di Montepulciano, sia interamente disfatta e 'l monasterio resti nel modo ch'era prima, e si relassi a chi n'è padrone”.

Vincenzo Bonsignori, in Storia della Repubblica di Siena (1856), rammenta lo stesso episodio con queste parole: “Anichino lasciando Torrita li aveva inseguiti (i Perugini n.d.r.) in quella loro ritirata fino a tre miglia di distanza da Perugia e in questa scorreria predò il contado e prese l'Abbadia o Priorato di S. Pietro al Petrojo presso Montepulciano”.

Massimo Borgogni, ricercatore confermato in Storia dei trattati, Università di Siena, nella sua Guerra tra Siena e Perugia (1357-1359), appunti di un conflitto dimenticato, identifica il luogo di cui sopra in Abbadia.

Anche Cinzia Rabusin, laureata in Storia Medievale presso l'Università di Trieste (2003-2004), nella sua tesi di laurea sulla guerra tra Siena e Perugia (1357-1359) scrive: “L'esercito senese, con a capo Giovanni da Vico, in Giugno occupò l'Abbadia, devastò la zona limitrofa di Montepulciano e proseguì per Monte San Savino, roccaforte nemica”.

Il Repetti nella Appendice al Dizionario geografico fisico storico della Toscana, vol. VI, 1846 in riferimento a Montepulciano scrive: “Dove in fine si rammenta fra le parrocchie della Comunità di Montepulciano la prioria di S. Pietro, oggi detta la Badia , si aggiunga: Probabilmente essa fu quell'Abbadia di S. Pietro a Petrojo , che alcuni confusero con altra chiesa di S. Pietro a Petrojo nel vallone dell'Asso, Comunità di Trequanda, Diocesi antica di Arezzo, ora di Pienza, mentre questa della Badia a Petrojo nel distretto di Montepulciano fu della Diocesi di Chiusi nella congregazione Vallombrosana. -  A quest'ultima Badia infatti riferivano due bolle pontificie, che una di Bonifazio Vili del 13 febbrajo 1296 diretta al priore di S. Pietro a Petrojo , diocesi di Chiusi, cui ordina di verificare l'istanza fattagli dal Padre provinciale de'Predicatori affinchè S. Santità concedesse facoltà ai medesimi di fabbricare un convento per loro uso in una casa che fu di Francesco, detto Crisporo , confiscata per aver ricevuto in essa e protetto gli eretici. (Arch. Dipl. Fior. Carte de'Domenicani di Montepulciano ). L'altra bolla è del 1480 del Pontefice Sisto IV, quando riunì al capitolo della pieve di Montepulciano i beni del priorato di S.Pietro a Petrojo, districtus Terrae Montispolitiani, Ordin is Vallisumbrosae, Clusinae Dioecesis . Anche l'Ughelli nella sua Italia Sacra rammenta quel Ranieri da Montepulciano priore della Badia Vallombrosana di S. Pietro a Petrojo , quando fu eletto in vescovo di Chiusi. -  Vedere Petrojo di Trequanda in Val d'Orcia”.

Questa precisazione non si ritrova nella stesura originaria del Dizionario che è del 1839, per cui sembra frutto di uno specifico approfondimento sull'argomento.

Nel Dizionario corografico della Toscana del Cav. E. Repetti e di altri dotti italiani, 1855 (Milano), alla voce Petroio si legge: “ La chiesa di San Giorgio a Petrio anticamente succursale della distrutta Pieve di Santo Stefano in Accennano, poi della Pieve di Castel-Muzi, non è da confondersi col Priorato di San Pietro a Petrojo detto la Badia sotto Montepulciano, presso la Chiana, poiché questa fu della Diocesi di Chiusi ed a questa debbono appartenere tutte le notizie relative a quel Priorato di Monaci Vallombrosani, oggi detto San Pietro all'Abbadia”.

Ma dove era ubicato questo Monastero Vallombrosano così importante da lasciare il toponimo al territorio su cui sorgeva, e il nome al parroco che per tutti gli abbadiani era il Sor Priore? (n.b. Il Priore era una carica che sottostava all'Abate e gestiva le questioni più concrete e quotidiane legate alla vita del Monastero).

Le vestigia di questo Monastero erano ancora presenti nell'anno 1743, in seguito, probabilmente furono riadattate in una casa colonica.

Una traccia di questa ubicazione potrebbe trovarsi in una “pianta dei Poderi di San Pietro Vecchio all'Abbadia nella Comunità di Montepulciano, Jacopo Gugliantini, 1808”, su questa pianta che identifica il luogo su cui insiste oggi la Fattoria di Abbadia, sono riportati i nomi dei proprietari del terreno (molti erano nobili Poliziani) e tra questi si identificano le Monache di San Girolamo, le Monache di Santa Chiara e un grosso appezzamento identificato come Prebenda Teologale; quindi di proprietà non della Parrocchia ma della Diocesi: con Prebenda Teologale si indicava una rendita finalizzata al sostentamento del Teologo, figura istituita dopo il Concilio di Trento, che era unico per tutta la Diocesi. Viene da pensare che dopo la decadenza dell'Abbazia i terreni su cui insisteva passarono alla Diocesi che ne fece l'uso di cui sopra.


Archivio di stato di Firenze


Pergamena convento schefa da E. Repetti Albero genealogico
Archivio di stato-verso


recto pergamena
scheda n. 34170
Beni della commenda Buratti
Albero genealogico

Dizionario geografico Repetti

Poggio Saragio (titolo provvisorio)

documenti/abbadia.txt · Ultima modifica: 16/02/2019 17:39 da cesiano