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appunti:miro:libro:grandi:abbadia

1-Fatt. ABBADIA

Fattoria della Badia

Cabreo Fattoria della Badia 1)
Pianta Fattoria della Badia 2)

I 1995 quadrati corrispondono più o meno a 679 ettari attuali.


Cabreo Real Fattoria Dell'Abbadia 3)
Pianta geometrica della Real Fattoria Dell'Abbadia 4)
La fattoria dell'Abbadia 5)

La Fattoria granducale dell'Abbadia guidata dall'Agente Fossi Ferdinando, aveva uno dei più importanti e antichi allevamenti della Val di Chiana, tanto che partecipo con una vacca di mesi 14 all'Esposizione Agraria Toscana. Firenze, Le Cascine. Dal 1° al 7 Giugno 1857.

Pag. Estratta dal CATALOGO degli ANIMALI RIPRODUTTORI, MACCHINE, ARNESI E PRODOTTI AGRARI.

6)


Prop. Barone BETTINO RICASOLI e Conte PIETRO BASTOGI

Barone BETTINO RICASOLI (Firenze 09-03-1809 - Castello di Brolio 23-10-1880)
Conte PIETRO BASTOGI ( Livorno 15-03-1808 - Firenze 21-02-1899)

Il bestiame nelle stalle della Fattoria sotto la gestione Ricasoli: 1864-1876 7)

Una vera sorpresa è stata, durante la nostra ricerca, quella di aver trovato, fra i documenti dell'Archivio, notizie che ci permetteranno di datare con adesione totale alla realtà storica l'inizio dello studio, se non proprio di una sperimentazione sulla razza chianina.
Anche gli studi più recenti, infatti, davano per sicuro che l'allevamento su basi scientifiche del cosiddetto “gigante bianco” fosse dovuto, nei primi anni Venti del Novecento, all'attività del Professor Ezio Marchi, considerato appunto il “padre della razza chianina”.
Le fonti documentarie conservate presso l'Archivio della Fattoria dell'Abbadia ci dicono, invece, che fu proprio il barone Ricasoli a partire dal 1864, cioè l'anno dell'acquisto dell'azienda a dirigere la sua attenzione sull'allevamento bovino chiamando il padre di Ezio, il dottor Francesco Marchi, a prendersi cura in qualità di veterinario di tutte le stalle della tenuta.

Ricevuta →Archivio Ciuffi.

Tale documentazione ci autorizza, per quanto riguarda l'allevamento del bestiame di razza chianina, a spostare indietro l'orologio della storia di almeno una cinquantina di anni, perché i primi tentativi di attuare una zootecnia scientifica furono fatti proprio nelle stalle della Fattoria; e tra questi tentativi ci furono anche quelli di selezionare i capi di razza chianina e di costruire precise genealogie.
Nel 1864 nelle stalle dell'azienda si trovavano 286 bestie vaccine, 301 suini, 708 capi di bestiame minuto (soprattutto pecore).
A distanza di dodici anni, cioè quando la fattoria passa dalla gestione Ricasoli a quella dei Bastogi, la situazione è cambiata notevolmente, perché le bestie vaccine sono 445, i suini 538, mentre non ci sono ovini, la cui scomparsa segna la fine della pastorizia in seno all'Azienda.
Ma vediamo, per sommi capi, cosa succede nei dodici anni della gestione Ricasoli, soffermandoci ovviamente sugli avvenimenti più importanti.
Nel faldone del 1865 troviamo la notizia della distribuzione, a pagamento (lire 0,28 per libbra) della carne di un vitello morto nel podere San Luigi. E' questa una tradizione che si perpetuerà fino alla fine della mezzadria (addirittura in certe aziende essa era gratuita) e che si verificava ogni qualvolta moriva un animale di malattia non pericolosa per l'uomo.
La distribuzione della carne, infatti, avveniva sotto controllo del veterinario.
Da una nota rintracciata nel faldone, risulta che le bestie vaccine erano 415 (quindici in meno dell'anno precedente), 818 I maiali, 367 le pecore; in più c'erano, tra cavalli e somari, 31 capi di equini.
Le notizie più importanti del 1866 riguardano la contabilità del bestiame: c'è un preciso (detto “straccetto”) in cui si annotano le nascite e le morti del capi di bestiame; via via nella lettura dei faldoni si incontrano altri “straccetti” con le entrate e le uscite dalle stalle. Essi testimoniano della cura con cui si seguiva l'allevamento del bestiame e, altre sì, la cura applicata alla gestione amministrativa dell'azienda.
La situazione del numero di capi di bestiame nel 1868 varia minimamente rispetto agli anni precedenti. Probabilmente così sarà anche per gli anni successivi, perché nei faldoni non si trova traccia di notizie relative al numero dei capi nelle stalle.
Nel faldone del 1871 le informazioni più importanti e più curiose riguardano i rimedi usati dai contadini per curare le malattie del bestiame. Tra questi rimedi troviamo: olio di ricino in acqua scotta; unguento di basilico, sale inglese, nitrato di potassio, miele, gomma polverizzata. Le spese per questi prodotti veterinari erano anticipate dall'azienda e addebitate ai mezzadri (nel faldone c'è un appunto su cui è segnato l'addebito al colono Giuseppe Menchicchi del podere San Giovanni per una fornitura di olio di ricino).
Per gli anni 1873-74 si trova un libretto in cui sono segnate in dettaglio, per ogni stalla, le spese per I medicinali e per gli interventi del veterinario. La spesa più importante per ogni stalla riguarda l'acquisto del cloruro di calce (più conosciuto come “calce spenta”) che era usato per la disinfezione dei locali.
Nel 1873 arriva in Fattoria il nuovo Agente, Giovanni Calastrini; in tale occasione nel verbale di consegna si annota il numero dei capi di bestiame presenti in azienda e distribuiti in 35 unità poderali, compresi i “luogaioli”; tra i poderi appare per la prima volta quello dell'Aiola 4. Il bestiame era così ripartito: vaccine 426, 504 suini, 29 da soma, pecore 214..
Una nota del 1874 ci segnala non il numero totale del bestiame ma il numero dei nati nell'annata: 172 vaccine, 649 maiali, 7 da soma, 38 agnelli. Come si vede dal numero decrescente degli ovini, la pastorizia stava per esaurire il suo compito economico.
Il 1875 segna l'anno in cui dopo anni di sperimentazioni arriva il successo. Il lungo lavoro di selezione, gli interventi opportuni e continui dei veterinari, il disegno preciso che il barone Ricasoli si era prefisso di voler creare o migliorare la razza chianina, sono coronati da un riconoscimento e da un premio ottenuti in un concorso regionale. Si dà qui di seguito la copia del certificato che ne illustra le motivazioni:

CERTIFICATO

Concorso Agrario Regionale 1875 Firenze-Iscrizione →Archivio Ciuffi.

Si riporta qui il testo del certificato:

Concorso Agrario Regionale del 1875 in Firenze.

Provincia di Siena Comune di Montepulciano

CERTIFICATO di adempimento alla prescrizione stabilita dall'articolo 21 del Regolamento pei concorsi agrari regionali.

Ai concorrenti Barone Bettino Ricasoli e Conte Pietro Bastogi rappresentati dal loro fattore Giovanni Calastrini fu aggiudicato un premio d'una medaglia di Argento con L. 400, 00 per un toro da lui esposto nel concorso di Firenze come sopra.
Descrizione dell'animale riproduttore premiato.
Nome= Bontà
Razza Indigena della Val di Chiana, figlio di Codino e di Gemma
Mantello Bianco
Altezza metri, 1 e cent. 64 misurato con lo squadro dal tallone al garrese.
Segni particolari
Nato nel 1873 allì 29 agosto nel comune di Montepulciano.
I sottoscritti attestano che il suddetto toro di proprietà dei Sigg. Barone Ricasoli e Conte Bastogi dimorante a Firenze , ha adempito alla prescrizione stabilita dall'Art. 21 del regolamento pei concorsi agrari regionali.

LOCALITÀ ove il riproduttore eseguì la monta-EPOCA in cui venne eseguita la monta-NUMERO delle femmine coperte-Se la monta venne data-
-dal-al-a pagamento -gratis
Fuga I° podere compreso nella fattoria dell'Abbadia dei proprietari Ricasoli e Bastogi.1 giugno 1875-20 aprile 1876162- centosessantadueLire 5, 00Cent. 0000,00

Rilasciato a Montepulciano il 4 marzo 1876
Il veterinario del comune di Montepulciano Luigi Radicchi.
Visto: il sindaco di Montepulciano Angelotti


In un inserto del faldone del 1876, dal titolo “Fattoria dell'Abbadia, sotto il titolo: “A dì 16 maggio 1876- Premiazione per un Toro, in occasione del concorso agrario regionale di Firenze nell'anno 1875”, si trovano lettere indirizzate al Barone Ricasoli scritte dal Prefetto di Firenze in nome e per conto del Ministro dell'Agricoltura Industria e Commercio dove sono riportate le congratulazioni per la vincita dei premi con l'indicazione per la riscossione degli stessi.
I premi consistevano in una medaglia d'oro, una medaglia d'argento per il toro della Fuga 1 Bontà figlio di Codino alto 1, 64 di razza indigena Val di Chiana- Femmine coperte 162 e due premi in danaro rispettivamente di lit.400, 00 e di lit 350, 00-
Nelle carte si trova solo il certificato mentre non sono presenti i diplomi che probabilmente furono incorniciati e appesi, ovviamente non si trovano neppure le medaglie. In altra lettera si fa riferimento ad un invio di altre due medaglie una d'oro e una di rame, probabilmente di un altro concorso.

Concorso Agrario Regionale 1875 Firenze-Premiazione →Archivio Ciuffi.

Gli inserti relativi alle barbabietole e alla premiazione del toro sono in una parte rosicchiati dai topi e macchiati con liquido.
Nello stesso faldone, libro “Bestiame in essere”, si resoconta che nell'azienda ci sono 451 bestie vaccine, 560 maiali e 38 bestie da soma.
Sono anche riportati i nomi di 263 vacche da razza, suddivise per poderi, più i due tori (Bontà e Manfredi) del podere Fuga I.

ELENCO VACCHE DA RAZZA

Vedi: Elenco vacche da razza ->Archivio Ciuffi.

Successivamente, i nomi dei poderi “Aiola 1”, “Aiola 2”,”Aiola 3“ e “Aiola 4” diventarono rispettivamente “Giovannangelo”, “Aiola”, “Riccardo”, “Giovacchino”.

Per concludere questo breve resoconto mi piace 8) riportare alcune curiosità linguistiche, di cui oggi non si ha quasi più traccia. Negli appunti dei faldoni, spesso i termini “bestie” e “bestiame” erano scritti secondo la pronuncia tipica del dialetto, e cioè “beschie” e “beschiame”.
Nei miei ricordi, inoltre, è rimasto impresso un modo di dire che poteva essere inventato e detto solo in una comunità in cui il tempo non si misurava con gli orologi (che solo pochissimi possedevano) ma con l'altezza del sole e dell'ombra che delle cose e degli uomini esso proiettava a terra. Così, quando nel tardo pomeriggio l'ombra di una persona a terra era grosso modo uguale alla sua altezza fisica, si poteva sentire il capoccia che comandava al bifolco: “C'è un omo di sole, va' a governa le beschie!”.


3 gennaio 2019, avendo la possibilità di visionare due documenti, possiamo fare un integrazione a ciò che abbiamo scritto sopra.

Il Barone Bettino Ricasoli, aveva uno dei più importanti e antichi allevamenti della Toscana, tanto che partecipo con un toro di mesi 25, denominato “Brillantino” e una vacca redata di mesi 39 denominata “Bellagioia” all'Esposizione Agraria Toscana. Firenze, Le Cascine. Dal 1° al 7 Giugno 1857.

Pag. Estratta dal CATALOGO degli ANIMALI RIPRODUTTORI, MACCHINE, ARNESI E PRODOTTI AGRARI.
Pag. Estratta dal CATALOGO degli ANIMALI RIPRODUTTORI, MACCHINE, ARNESI E PRODOTTI AGRARI.

9)


Quindi questo signore all'acquisto nel 1864 della fattoria, era già ferrato sulla materia, perciò non fu per caso che questa fattoria, guidata dal Barone, a detta degli esperti fosse la migliore nell'allevare il bestiame di razza Chianina.


Il Dott. Luatti Vincenzo di Montepulciano, il Dott. Granci Francesco di Siena, nei loro interventi al congresso medico-veterinario di Firenze del settembre 1875 citano spesso il Ricasoli come esempio.

Pag. 41
Luatti. In generale non c'è miglioramento perché è poco che si è cominciato a coltivarla. Mi compiaccio di nominare il barone Ricasoli, la Società Lazzeri, la contessa Favard ed altri i quali anno dato una spinta progressiva alla razza, e cosi insegnarono agli altri la via da percorrersi.
Pag. 84 - 85
Luatti. Appunto io volevo fare osservare al professore Del Prato ed a tutti che io non ho mai preteso di mostrare la razza di Val di Chiana giunta alla perfezione. Ha ancora dei difetti e si cerca di correggerli, e in questo senso si va progredendo, come facevo conoscere poco fa dei bovini dei signori Ricasoli ed altri, i quali hanno dato ordine che non vendono gli animali più belli, e non risparmiano spese per acquistarne dei migliori, onde formare un centro da perfezionare la razza del luogo. Ognuno può ben credere che gli animali, che contano cinquant'anni di coltivazione, non sono arrivati al grado di perfezione di cui sono suscettibili, e al quale giungeranno col tempo.
Pag. 91
Granci. Mi è doloroso, o signori, l'accertarvi che nella provincia di Siena lo stato della produzione della specie equina versa in condizioni assolutamente deplorevoli. ………
Pag. 92 - 93
Se non del tutto soddisfacenti, migliori di gran lunga sono le condizioni della specie bovina. Infatti vedonsi nella nostra provincia prosperi e robusti animali di tale specie, i quali ben sarebbe che rappresentassero il prodotto di una razza propria della provincia stessa. Ma non è cosi, poiché son vitelli quasi tutti appartenenti all'eccellente razza Chianina e a quella di Maremma. Anche le vacche, ma in numero ben più scarso dei primi, provengono da quelle medesime razze. Pochi sono i tori che tra noi esistono, e meno le vacche coperte da essi. Il comizio agrario di Siena, con determinazione savissima e non mai abbastanza lodata, non a guari provvedeva per l'impianto nella provincia di Siena di quattro stazioni di monta per le specie bovina; e, malgrado i suoi vigorosi conati, appena una sola e riuscito a far funzionare, dove si ammirano due superbi tori della razza gentile chianina. È sperabile quindi che essa riesca a far prosperare nella Senese provincia un ottima razza che risponda pienamente ai nostri bisogni agricoli. Gia qualche buon effetto si è ottenuto ed è sperabile che coroni l'opera lo stabilimento delle altre tre stazioni. Farebbe d'uopo peraltro che l'inqualificabile apatia dei nostri villici piano piano fosse scossa con l'influenza dei proprietari e degli agenti, in quanto che, se si eccettuano quelli dell'illustrissimo barone Bettino Ricasoli (che a cagion d'onore e per debito di giustizia convien qui nominare per la privata stazione di monta) e gli altri dei nobili signori fratelli Conti Nerucci, pochissimi accorrono a tali stazioni per far coprire le loro vacche; tenendosi paghi di acquistare per loro bisogni vitelli e vacche della Chiana e di Maremma, e non curando punto la formazione di una razza indigena che meglio risponderebbe alle esigenze fisiche speciali della provincia ed alla copia maggiore del prodotto.
Pag. 94
Metodi di allevamento e moltiplicazione.
Fra noi è invalso generalmente il metodo di allevare e moltiplicare entro le stalle, non sempre, e solo in via d'eccezione, rispondenti alle esigenze igieniche ed alle comodità necessarie ed essenziali allo scopo. ……….
Pag. 95
Avviene quasi sempre che questi allievi, siano maschi, siano femmine, si vada ad acquistarli nella razza maremmana e chianina gentile. Alla generalità fanno eccezione i bestiami delle tenute di sua eccellenza il barone Bettino Ricasoli ed i prodotti del benemerito comizio agrario di Siena, perché quivi si a cura che escano vigorosi e ben formati allievi quali tipi di una razza indigena che va formandosi. ……….
Pag. 108 - 109
E, prima di trattare questo argomento di capitale importanza, sia pure in tesi generale, e di esporre per tutto quanto per tal bisogna, a mio avviso, fosse da adottarsi, a cagion di onore debbo ricordare che nella provincia di Siena e l'iclito barone Bettino Ricasoli, il senatore conte commendatore De Gori Pannilini, il conte Bernardo Tolomei, i fratelli conti Nerucci e la nobile famiglia del signor Alessandro Sergardi rappresentano la operosità più potente e ben diretta al perfezionamento della specie animale, dell'equina e bovina sopratutto.

Per ciò che scrive il barone generale Ricasoli Vincenzo nella lettera, pare che i terreni nella tenuta dell'Abbadia venissero coltivati in modo adeguato per garantire un buon allevamento del bestiame.

Pag. 287 10)
Allegato 1°
Firenze, 11 settembre 1875
Pregiatissimo signor Professore De Silvestri, Presidente del congresso medico veterinario di Firenze.
Se la memoria non mi tradisce mi sembra d'avere udito, nella relazione fatta dal signor Bucalossi nell'adunanza del primo giorno, parole che mi lasciarono l'impressione di essere poco benevole e poco giuste per lo stato attuale dell'agricoltura toscana,cioè:
1. Che la rotazione adottata è generalmente la triennale, salvo pochissime eccezioni.
2. Che per conseguenza l'uso dei prati artificiali e permanenti è poco seguito.
3. Che l'estensione dei poderi, tenuti col sistema di colonia, varia fino a 20 ettari per ciascuno, e che i capi di bestiame vaccino che vi si mantengono, non oltrepassano i 6 capi a podere, per la deficienza di erbe e di foraggio.
Pag. 288 - 289
Se queste cose furono realmente asserite, come a me è sembrato, e se come tali io le ho bene afferrate, mi faccio premura, e nell'onore del vero, di presentare in succinto alla S. V. le seguenti rettificazioni in proposito, onde ne faccia quel conto che meglio creda, tanto più dopo che ho saputo che sarebbe stampato il resoconto delle sedute cosi interessanti ed istruttive del rispettabile consesso, di cui alla è degnamente presidente.
La rotazione quadriennale con prati artificiali, con erbai, rapai, con prati stabili di medicai lupinelle, e ora anche colla sulla, è generalmente adottata, e specialmente nelle terre di piano, dopo l'insegnamento che per sua fortuna ebbe la Toscana dai suoi sommi maestri professore marchese Ridolfi e professore Cuppari. Né poteva essere altrimenti, dopo che coi loro istituti di Meleto e di Pisa questi benemeriti maestri, avevano arricchito la Toscana e l'Italia di dotti ed abili agenti di campagna, oltre a molti professori insegnanti attualmente nei principali istituti d'Italia, quali i Galanti, Della Fonte, Carega, Dei, Doni, Cinelli, Giotti, Taruffi ed altri molti.
Io posso asserire che in val di Chiana, questo sistema è generalmente seguito, e lo seguono completamente le vastissime tenute dell'Abbadia, Acquaviva, Santa Caterina, Fojano, Le Chianacce, Bettolle del signor Puccio, del signor Bandini, del signor Passerini, Montecchio, Brolio, Le Capanne, Fonte a Ronco, Frassineto, ed altre molte. Nella val di Chiana essendo i poderi di media circa 20 ettari, ogni podere tiene alla stalla da 15 a 20 e più capi di vaccine, e perciò circa un capo ad ettare. …………
Devot.mo servo
VINCENZO RICASOLI

Atti del congresso medico-veterinario di Firenze

Analizzando quanto scritto nella relazione abbiamo la conferma che le nostre intuizioni su Luatti e sulla bascula che il barone Ricasoli acquistò nel 1876 avevano un fondamento. Il Dott. Vincenzo Luatti, che nessuno cita nelle fonti letterarie, quando abbiamo iniziato la ricerca lo trovammo citato nella rivista La Valle del Gigante Bianco, Bettolle 2005 e in due cataloghi. Come vedete di questo signore non c è ne il titolo e nemmenono il nome.
Oggi che abbiamo in mano, gli Atti del congresso medico-veterinario di Firenze, che cercavamo da qualche anno, ci accorgiamo che:
1° Il Dott. Vincenzo Luatti, da Bologna arrivò in Val di Chiana nel settembre 1828, chiamato dal granduca Leopoldo II e messo come responsabile di tutte le fattorie granducali della Val di Chiana.
2° È lui che nel 1875 presenta la razza di Val di Chiana vedi Pag, 23 e da come la presenta si dimostra un attento conoscitore.
3° A me 11) pare che sia un personaggio dalla vista lunga, questo me lo fa pensare per ciò che diceva sui premi da dare agli animali giovani vedi Pag. 158 e 159; in effetti quello che sosteneva nel 1875 con ragione, possiamo riscontrarlo anche dopo 60 anni, ad esempio riportiamo alcuni casi:
Oriago 945 AR, nel 1939 venne classificto di I Classe con 85 punti morfologici. vedi Pag. 2 - Elenco dei premati.
Nel 1940 scese di una classe ed ebbe 81,75 punti morfologici, calando di 3,25 punti. vedi Pag. 4 - Elenco dei premati.
Scrio 826 SI, dal 1942 al 1943 calo di una classe.
Zenato 762 SI, dal 1946 al 1947 calo di una classe.
Arno 119 AR, dal 1947 al 1948 calo di una classe.
Araldo 327 SI, dal 1947 al 1948 calo di una classe.
Bronzo 877 SI, dal 1948 al 1949 calo di una classe.
Con Ato, Bazzotto e Cannone si verificò il contrario.
Ato 35 AR, dal 1946 al 1947 aumento di una classe.
Bazzotto 564 SI, dal 1948 al 1949 aumento di una classe.
Cannone 1043 SI, dal 1949 al 1950 aumento di due classi.
3° Questo signore sostenne una battaglia nel congresso, e con le sue motivazioni, fece approvare la sua tesi che ci permette di ammirare gli animali di razza chianina per come sono.
Detto questo a noi pare che i grandi ricercatori, i grandi storici del passato abbiano sorvolato su un personaggio rilevante. E se qualcuno nel 1900 ha trovato il “padre della razza chianina”, oggi noi possiamo dire di aver trovato il "nonno".
Ora prendiamo in esame la bascula.
Scorrendo gli Atti del congresso medico-veterinario di Firenze non troviamo un peso. Anche nel certificato del toro Bonta animale esposto al concorso, non c è il peso.
Il barone Ricasoli non aveva un attrezzo per poterlo pesare.
La bascula venne comperata l'anno dopo.
Anche il barone vedeva lontano, ottimizzava, se gli altri pesavono il grano con lo staio, lui con questa bascula poteva pesare dieci balle di grano da quitale in una volta. Siccome questa bascula aveva la portata di 3500 Kg. poteva pesare anche due tori di 15 quitali cadauno in una sola volta.
Sinceramente quando trovammo il documento d'acquisto della bascula non gli demmo molta importanza tanto è vero che non lo abbiamo mai messo in rete, in onor del vero si trova in un faldone dell'archivio Ciuffi.
In un secondo tempo ci accorgemmo della sua importansa, questo avvenne quando leggemmo ciò che veniva scritto riguardo ai pesi nella rivista La Valle del Gigante Bianco, Bettolle 2005. Il Prof. Renzo Giuliani che nelle fattorie di Bettolle intorno agli anni trenta del 900 stava facendo la selezione della razza chianina, sosteneva che rilevare il peso degli animali, quindi vedere i loro incrementi era fondamentale per la selezione. Invitava gli ispettorati agrari a fornire di bascule le azziende, le stazioni di monta ecc… perchè dove si trovava, con apposite inbracature poteva pesare solamente piccoli animali.
Questo succedeva nel 1930.
Nella fattoria di Abbadia era da oltre mezzo secolo che si poteva pesare fino a 35 quintali.

Fatt. ABBADIA

Dai RICASOLI-BASTOGI ai CIUFFI, nella Fatt. ABBADIA di MONTEPULCIANO sono più di 150 anni ininterrotti che viene allevata la razza chianina.
Nei tredici anni in cui fu proprietario, assieme al Conte Pietro Bastogi, della Fattoria dell'ABBADIA, il Barone Bettino Ricasoli fece diversi esperimenti. Ad esempio da un appezzamento di terreno coltivato a barbabietole prelevava dei saggi di terreno e di prodotto, che faceva analizzare, dopo di che stabiliva quale era il miglior metodo per la coltivazione. Qualcosa fece anche per le uve, ma i terreni della val di Chiana non erano adatti per la vite come quelli del Chianti. Egli fece, inoltre, apportare dei miglioramenti tecnici anche negli attrezzi agricoli per lavorare il terreno.
Già nel 1875 fece partecipare l’Azienda a una mostra bovina a Firenze, con un toro di nome Bontà, figlio di Codino e Gemma. Rilevante non fu la partecipazione alla mostra, ma il fatto che questi animali avessero un nome, cosa inconsueta per quei tempi.
Questa vicenda ci informa, pur se indirettamente, che le prime selezioni le fece proprio il Ricasoli nell'allevamento della Fattoria dell’Abbadia. Quando il barone nel 1878 esce di scena, l'azienda rimane a Pietro Bastogi e, alla morte di questi, verrà ereditata dai figli Giovannangelo e Giovacchino.

GIOVANNANGELO BASTOGI (Livorno 1850 - Firenze 1915)
GIOVACCHINO BASTOGI (Livorno 03-12-1851 - Firenze 21-12-1919)


Proprio in quegli anni si iniziano a vedere i frutti del lavoro svolto dal Ricasoli, tanto che già nel 1875 la fattoria dell’Abbadia fu ritenuta un modello per tutto il senese e per questo, poi, nel corso degli anni successivi fu visitata da vari proprietari di altre aziende, visite che culminarono nel 1911 con quella della Cattedra Ambulante di Siena. 12)
L’Azienda era così progredita nella conduzione agricola e nell'allevamento bovino da sperimentare modi di selezione almeno dieci anni prima che iniziassero gli studi per la costruzione del Libro Genealogico della Razza chianina, che sarebbe entrato ufficialmente in funzione nel 1935, anche se nel 1920 la Cattedra Ambulante ne aveva già impiantato uno per uso di studio.
[ Pertanto possiamo dire che la selezione scientifica della razza chianina sia iniziata nella Fattoria ABBADIA.]
Tra i primi tori a riprodurre per la selezione citata sopra ci furono, Diretto B. 1 (Padre di Adone B. 5) e Grillo B. 3
I primi soggetti di rilievo nati da questa selezione, furono Adone B. 5, Ardito E.B. 28 e Dauno.
Nel 1928 la tenuta fu acquistata da Italo Ciuffi (1877-1951), che già vi aveva lavorato come agente dei Bastogi e che nel 1925 l'aveva presa in affitto. Egli era un grandissimo intenditore di agricoltura, sapeva individuare le coltivazioni più adatte per ogni tipo di terreno, ma era soprattutto un profondo conoscitore del bestiame e quindi un esperto allevatore.
Con lui l'azienda raggiunse il culmine dello sviluppo, tanto che popolarmente era soprannominata la “fattoria dei tre SETTE”, perché gli ettari di terreno erano circa 700 (divisi in 36 poderi), nelle 34 case coloniche vi abitavano complessivamente circa 700 persone, i bovini di razza Chianina erano circa settecento, uno per ettaro, cosa che nella Val di Chiana costituiva un primato.
La maggior parte degli ettari della Tenuta Abbadia, divisi in 21 Poderi, con relative case coloniche N°20, più il Torrione, è un grande appezzamento di terreno con i confini ben definiti: a nord con i terreni di Fattoria di Bettolle, a sud con la Via Lauretana, a est con il Canale Maestro della Chiana e a ovest, in gran parte con il Torrente Salarco ed è attraversato al centro da nord a sud da Via Fila, un viale alberato con piante di Gelso (Mori) lungo circa 5 km.
Il Ciuffi fu anche molto accorto nella scelta dei collaboratori, alcuni molto validi, come il fattore Alberto Santini, che spesso veniva chiamato a giudicare gli animali nei mercati-concorso, l'impiegato Luigi Volpini (conosciuto come “il Sor Luigi”) e soprattutto, per le cure del bestiame, il bravissimo Veterinario Dottor Ciro Chiasserini, che contribuì notevolmente a portare l'allevamento della Fattoria dell’Abbadia a essere riconosciuto come uno dei migliori a livello mondiale.
In tutti i poderi nella stalla venivano allevate a mezzadria le vacche e i vitelli giovani, il numero degli animali variava in base agli ettari di terreno del podere. I tori da riproduzione all'epoca della proprietà Ricasoli- Bastogi venivano allevati a mezzadria nei Poderi Fuga 1, con il colono Guido Bastreghi, sostituito dal suo familiare Ferdinando Bastreghi e a Porticciolo 1 13), con il colono Federigo Zanelli, sostituito da Zelindo Cenni e successivamente da Antonio Menchetti. 14)
Nel 1928 il nuovo proprietario Ciuffi nel podere “Porticciolo 1” aveva i tori Adone, Ardito e Argo che nella visita ai tori delle stazioni di monta taurina effettuata nel 1928, furono giudicati OTTIMO, MOLTO BUONO e BUONO. 15)
Due anni dopo avevaLampo e Ardito che nella visita ai tori delle stazioni di monta taurina furono giudicati MOLTO BUONO e OTTIMO. 16)
Nel 1930 spostò i tori dal podere Fuga 1 al podere Avanguardia dove aprì anche un ambulatorio veterinario.
A capo di questa stalla mise il toraio Anastasio Paolucci 17) che vi lavorò come salariato fino al 1936, dopo essere stato mezzadro con la sua famiglia presso il podere San Francesco.
Uno dei primi tori allevato da questo toraio fu, Lampo 13 SI (questa era la sigla con cui i capi di bestiame venivano denominati nel Libro genealogico) e siccome, la tenuta Abbadia, come venne istituito il Libro Genealogico, fu tra le prime quattro ad avere il nucleo di selezione e questo soggetto, vi funzionò, come capo nucleo , possiamo affermare che il primo capo nucleo di questa azienda fu Lampo 13 SI.18)
Dal 1936 al 1950 i tori furono allevati a mezzadria dal colono Demetrio Castellani. 19)
Tra i tori che egli ebbe in cura ci furono dei capi molto importanti come Lampo 13 SI, Negus, Nettuno 468 SI, Parrano 1357 SI e Solfato 850 SI.
Al podere Porticciolo 1° rimasero gli altri riproduttori, allevati sotto la guida del colono Antonio Menchetti; qui funzionarono diversi tori che avrebbero dato lustro alla stalla, fra i quali Adone 2°, Lulio 174 SI, capo nucleo dal 1938 al 1942, Mogadiscio 253 SI, Noro 597 SI, Nizzardo 636 SI, Oriente 760 SI, Picciotto 969 SI, Tratto 140 SI, Ustionato 629 SI, Zenato 762 SI, Arno 100 SI, Antenore 426 SI, Bazzotto 564 SI e soprattutto Sanitario 770 SI, che convalidò l’opinione che allora si aveva e cioè che le fortune di un allevatore spesso dipendono dalla qualità di un toro riproduttore.
Fu questo il caso di Sanitario, nato nel 1941 presso l’allevamento del signor Napoleone Passerini di Bettolle, che fu acquistato per rinnovare la linea del sangue.
Questo animale in pieno sviluppo divenne un 5/4 20) di rara bellezza, se si può usare quest’espressione a proposito di bestie vaccine: sempre a testa alta, sembrava volesse dire a tutti che era il padrone della situazione, e difatti aveva un carattere forte non semplice da gestire. Vinse numerosissimi premi tra cui due edizioni della coppa Kennedy nel 1948 e nel 1949, partecipò alla mostra internazionale bovina di Milano nel 1948 assieme ai figli Bazzotto e Babele e ad altre figlie in rappresentanza della Razza Chianina per la Provincia di SIENA.
L'animale, oltre ad essere bello, si dimostrò anche un gran redatore, perché dalle sue monte nacquero tantissimi figli e di qualità eccelsa, che, a loro volta, si dimostrarono ottimi riproduttori, come Arno, Ando 392 SI (Nato nella stalla del Pod. S. Cristina, colono Petti G. e venduto alla Fatt. delle Capezzine), Antenore, Babele 834 SI, Balocco 840 SI, per non parlare di Bazzotto.
L'attività della stalla e la presenza di tori di così alta qualità e riproduttività fecero sì che al 31 gennaio del 1941 l'allevamento arrivò a 707 capi.
Qualche anno prima del 1950 iniziarono i lavori di ristrutturazione nel Torrione, cioè nell'edificio della fattoria, così chiamato per la torre che lo contraddistingueva; il pian terreno fu trasformato da magazzino a stalla, fu aggiunta una palazzina che in seguito fu destinata ad ambulatorio veterinario; furono costruiti gli stanzini per i verri.
Ultimati i lavori all'inizio del 1950, tutti i tori da monta e tutti i verri furono portati al Torrione.
Gli animali furono affidati al colono Ugo Menchicchi (detto il Collese), proveniente dal podere S. Giovanni. Questi era il capoccia di quella famiglia che poi sarebbe stata la mia e che allora era composta dai miei nonni, mio zio, mia zia, il mio cugino, che aveva 3 anni, e da mio padre che ancora non era sposato; tutti erano mezzadri, ma al Torrione si specializzarono nell'allevamento dei tori, dopodiché lasciarono la mezzadria e divennero salariati.
Allevare vacche e vitelli giovani, pur se si tratta della stessa specie, è molto diverso che allevare i tori da monta, e in specie cosa semplice non è “farli saltare”, cioè farli accoppiare con le vacche. Il lavoro di mezzadri non avrebbe lasciato molto tempo per accudire ai tori.
Per la mia famiglia iniziò così una nuova esperienza e, dato che mio nonno pensava ai verri, il lavoro di toraio era svolto da mio zio e da mio padre. Il mestiere di toraio era tenuto in molta considerazione, ma significava anche assumersi delle grosse responsabilità: se si fosse fatto male un toro tanto da perderlo, significava far andare in fumo una grossa somma di denaro.
Gli animali dai poderi Porticciolo I ed Avanguardia furono spostati in modo graduale al Torrione.
Anche se sono bestie docili non tutte si “assitano” a persone nuove e in particolare se cambiano ambiente, così nella nuova stalla furono portati gli animali più giovani e un paio di anziani finirono la carriera nelle vecchie stalle.
Mio padre quando iniziò a fare questo mestiere aveva 25 anni, per impararlo bene ebbe due fortune: la prima che i torai precedenti, Riccardo Menchetti e Gino Castellani, erano i suoi zii e da loro ricevette tanti consigli; la seconda fortuna quella che il primo toro da accudire fu Bazzotto, un animale docilissimo, abituato a vedere tanta gente, che gli venne affidato quando aveva 36 mesi e che a 16 mesi aveva già affrontato il viaggio a Milano.
Bazzotto era nato nella stalla del podere Sagginali, del colono Bracciali, da un accoppiamento mirato tra il padre Sanitario, un toro lungo, e la madre Tachele, vacca corta di forme perfette.
Chi propose tale accoppiamento deve essere stato un grandissimo intenditore, perché senza dubbio Bazzotto aveva forme corrette; tuttavia aveva il difetto di crescere lentamente, con un incremento giornaliero modesto.
La scelta fu azzeccata in pieno, con lo sviluppo le forme migliorarono, tanto che, osservando moltissime foto non troviamo nessun altro animale con un coscio come il suo. Anche le misure diventarono importanti: aveva la cassa toracica superiore a quella di Donetto, da adulto raggiunse un ottimo peso (kg 1550), aveva arti fortissimi, che è la cosa più importante per un toro da monta.
E di questo dobbiamo dare merito al suo allevatore, che era mio padre, ossia al “Bibi del Collese”, che nelle pause di lavoro lo faceva camminare (ma si diceva: “lo passeggiava”) sulla terra fresca, facendogli fare quella che oggi viene chiamata ginnastica funzionale.
Ai Ciuffi, ma anche a mio padre, Bazzotto dette tante soddisfazioni.
Nei Mercati Concorso di Montepulciano Stazione e di Arezzo, per 4 o 5 anni l'accoppiata Bibi- Bazzotto non ebbe rivali. Mia madre sostiene che quando arrivavano dei gruppi in visita al Torrione e mio padre lo faceva uscire dalla stalla per permettere a questi signori di fotografarlo, esso si rendesse conto di essere il protagonista di quell'incontro.
Mio cugino, che aveva la stessa età dell'animale, si ricorda che quando aveva sei o sette anni, dopo che mio padre lo ebbe fatto sfilare davanti ai giudici, al Foro Boario di Montepulciano Stazione, lasciò Bazzotto da solo, quindi andò a prenderlo e lo affidò a mio cugino perché lo riportasse al suo posto. Questo bovino oltre ad essere docile e bello, era anche un grandissimo redatore, superiore anche al padre.
Nel 1954, all'ultimo mercato concorso a cui partecipò si presentò con 42 figli iscritti, 37 da 6 a 24 mesi, di cui 8 nati da parti gemellari, e 5 tori adulti: Furente di proprietà Pilotti, Fabur di proprietà Svetoni, Fallo di proprietà Ciuffi, Giogo della fattoria La Fratta, e Ghebio ancora del Ciuffi.
Purtroppo Bazzotto si ammalò, e nessuno seppe stabilire di che malattia.
Mi ha raccontato mia madre che Varo Ciuffi, per 6/7 mesi passò a trovarlo anche due volte al giorno, lo fece visitare dai migliori veterinari, ma non ci fu niente da fare. Nessuno prendeva la decisione di come agire. Allora Varo Ciuffi disse a mio padre: “ Se dobbiamo macellarlo, lo macelleremo; ma devi decidere tu in che giorno e io non lo devo sapere”.
Siccome Bazzotto si alzava soltanto se stimolato da lui, quando dopo qualche giorno mio padre si rese conto che l'animale non rispondeva più ai suoi comandi, fece venire il macellaio Bernardini che eseguì l’ordine.
Nella Fattoria dell'Abbadia la razza chianina veniva allevata con molta cura, quindi anche i tori da riproduzione venivano scelti attentamente. Un’altra cosa va detta: dal 1955 in poi, nelle altre zone i poderi da parte dei contadini vennero abbandonati velocemente, nella FILA, essendo i poderi molto redditizi per la fertilità di quelle terre, questo non accadde.
I miei familiari svolsero il lavoro di torai al Torrione per tredici anni. Nel 1950 nella stalla c'erano due tori capi nucleo , tre pronti, due riserve e una decina di torelli a scalare. Nel 1963 nella stalla il numero degli animali era calato di pochissimo.
I primi due tori capi nucleo 21) che ebbe mio padre in consegna furono Antenore e Bazzotto, entrambi figli di Sanitario, il primo nato nel 1946 e il secondo nato nel 1947, ma la differenza di età effettiva era di soli due mesi dopo furono Diamante 2133 SI, che era uno dei primi figli di Bazzotto e Errante 281 SI, figlio di Antenore. In questa stalla non c’era posto per animali di scarso valore.
Successivamente i capi nucleo furono Fallo 1134 SI e Ghebio 709 SI, figli di Bazzotto: il primo, nato nella stalla del colono Roghi era un soggetto di notevoli dimensioni, da adulto arrivò a pesare kg 1630 (sesto peso di sempre) e come redatore non fece rimpiangere il padre; il secondo, era di forme perfette ma un po' leggero rispetto al peso medio della razza, Fortino 714 SI, (Fortino ebbe una breve carriera come riproduttore nell'azienda, fu venduto dopo il Mercato-Concorso del 1953 al Marchese Guglielmi di Montalto di Castro) Ivan 1365 SI, figlio di Fortino, Lionello 2607 SI, figlio di Fallo, Matteo 421 SI, uno degli ultimi figli di Bazzotto.
Lionello fu attivo fino al 1960, e per le sue qualità l'azienda non ebbe a subire flessioni.
Oltre ad essere un enorme animale e ad avere un incremento giornaliero da record (a 24 mesi pesava 1138 kg.), come era successo per i suoi avi si rivelò un grande redatore; in verità un piccolo difetto l’aveva, ed era che aveva la testa un tantino pesante.
Caratteristica della chianina è, infatti, quella di avere la testa piccola, cosa che facilita il parto alla vacca.
I suoi figli più importanti furono: Numidio 2619 SI, Oco 4259 SI (nato nel Pod. Adele, colono Bennati Pietro, detto “Niccolaio”), Pino 5691 SI (nato nel podere Fuga 1, colono Salvadori, detto “Bistino”), ceduto poi all’Istituto Agrario “Vegni”, Pretore 6126 SI, ed infine Rialzo 714 SI.
Nel 1954, dopo 11 anni, l'azienda ritenne necessario cambiare la linea di sangue di Sanitario.
La decisione di abbandonare la linea di sangue di questo soggetto, per tutto quello di buono che aveva prodotto, non fu cosa semplice.
Per questo avvicendamento furono scelti, Ghebio, nato nel 1952, Lionello, nato nel 1954 e Numidio nato nel 1956, tutti e tre provenienti dall'allevamento di Lazzerini Dino detto il "Poderano"
Le madri, di questi, erano vacche con una linea di sangue totalmente esterna rispetto a quella degli animali dell'allevamento Eredi Ciuffi, mentre i padri erano figlio e nipoti di Sanitario.
Quindi possiamo dire che la linea fu cambiata al 50%.
Nel 1958 con Nitrato 233 AR, acquistato dalla Soc. Bon. Terr. Ferraresi Tenuta S. Caterina (AR) e nel 1962 con Sisso 3303 SI, acquistato dal coltivatore diretto Barbetti Guido di Montepulciano Stazione, fu ricambiata di nuovo la linea del sangue.
Con questi due nuovi animali la linea risalente a Sanitario fu abbandonata definitivamente.
Sisso fu un toro giusto di forme, anche se non perfette, ebbe un buon incremento, il suo peso da adulto era ragguardevole, aveva un carattere non troppo docile. Fu un grandissimo lavoratore e un riproduttore eccezionale, sia per la quantità che per la qualità dei figli generati, tra i quali si ricordano Virgilio e Visino.
Nel 1963 la mia famiglia dei Menchicchi lasciò il Torrione e i tori, per i quali furono assunti prima Gino Roghi, supportato da l'operaio Primo Calussi e l’anno dopo i fratelli Antonio e Eugenio Gorelli.
Ma la situazione, per la crisi della mezzadria e poi dell’agricoltura, era peggiorata ed ebbe ripercussioni anche alla Fila, da dove i coloni se ne andavano in modo massiccio. Così, per mantenere l’allevamento, nel 1965 fu costruita una grande stalla, detta lo “stallone”, dove gli animali furono seguiti dall'espertissimo Mario Menchetti, detto Mario di “Cesarone”.
Ma alcuni tori da monta, come Sisso, Urnino 7445 SI, Usciere 7773 SI, Virgilio 1042 SI, (nato nel Pod. S. Maurizio, colono Roghi) e Visino 1149 SI furono trattenuti al Torrione al servizio delle vacche dei pochi coloni rimasti. Uno degli ultimi a chiudere le monte al Torrione fu Bisonte 5122 SI, un toro che era l’ultimo discendente degli animali della Fila.
Nel 1970 lo “stallone” fu ampliato e i riproduttori gradatamente furono trasferiti e allevati in stalla fissa, curati dal salariato Dino Nigi, nel podere S. Giovanni che si trovava nei pressi dello stallone.
Uno dei primi tori ad esservi portato fu Ascito 4217 SI. Poi ci sono stati Adorno 4629 SI, Ballo 4715 SI, Clito 7493 SI, Dorubo 7868 SI, Delio 8003 SI, Disco 8083 SI, il grande Distico 8417 SI, Electo 594 SI, Frago 2001 SI, Laciutto 2461 SI, Lupo 2895 SI di nome e di fatto 22), Moserio 5715 SI, Mediano 4878 SI acquistato dalla Tenuta La Fratta, figlio di Figimio 2298 SI, nato nella stalla di Emilio Scipioni in località Greppo di Abbadia di Montepulciano, Nilone 7014 SI, bellissimo soggetto figlio di Gegio di proprietà Rocchi di Torrita di Siena e della linea di sangue sia della madre che del padre di BANDO di proprietà La Fratta, fu macellato giovane perché aveva preso un FERRO 23), Nuzino 6264 SI, Pattero 11766 SI, Piocco 12495 SI arrivò dall'allevamento Puccio Prefumo Serra, Ratto 13687 SI dalla Tenuta La Fratta, Riccio 15771 SI, Sirello 5562 AR acquistato dal Mencarelli, Urpino 20702 SI e Uricovo 100846 SI acquistati dal Grazi, Zuvello 105471 SI acquistato dai F.lli Pietro e Emilio Massi e Allasio 107465 SI, ceduto al Centro Tori Chiacchierini (PG).

La linea di sangue di Zuvello, tramite le fecondazioni artificiali dal 1986 ad oggi, è presente nel 70% dei soggetti che io ho esaminato.
I suoi figli più interessanti sono stati Eugenio 102459 LI (Campione assoluto alla Mostra Nazionale di Bastia Umbra del 1991), Fanfullo 117048 SI, ceduto alla Tenuta La Fratta, Falorno 118083 SI, ecc. …

La Fatt.ABBADIA, con la Tenuta di SANTA CATERINA e la Fatt. FONT'A RONCO furono le tre aziende ce iscrissero il più alto numero di animali nei vari Mercati-Concorso, delle tre risulta la prima ma dalle foto che abbiamo potuto analizzare, per la qualità degli animali non la riteniamo seconda a nessuno.
In effetti analizzando dei documenti, abbiamo scoperto che in 10 Mercati-Concorso, a 8 tori riproduttori dell'azienda (Sanitario, Bazzotto, Fallo, Ghebio, Lionello, Numidio, Pretore e Urnino), gli vennero classificati 45 figli di I Classe Extra.
Riguardo agli incrementi questa azienda fu la quarta, 442 figli di cinque tori, iscritti in vari Mercati-Concorso, avevano la media di un incremento di peso del 17,84% in più rispetto il peso medio della razza. Vedi: Aziende

Dalle statistiche ricavate dai ventitre Cataloghi dei Mercati Concorso, i numeri collocano al primo posto la Fattoria dell’Abbadia con 721 iscritti e 355 classificati.
Per quanto riguarda i tori, queste sono le cifre che li riguardano: Sanitario nel 1948 con 23 figli iscritti e nel 1949 con 29; Bazzotto, 1954 con 42 figli e 1955 con 33; Fallo nel 1956 con 42; Lionello nel 1960 con 34; Numidio nel 1962 con 27; Pretore nel 1963 con 21; Bisonte nel 1971 con 14. Tutti questi furono i migliori.
A Sanitario furono iscritti 95 figli in dodici Mercati Concorso, a Bazzotto ne furono iscritti 123 figli in sette Mercati Concorso, a Fallo ne furono iscritti 73 in tre Mercati Concorso e a Lionello furono iscritti 80 in cinque Mercati Concorso.
Pertanto possiamo affermare, senza tema di essere smentiti, che l'allevamento della Fattoria di Abbadia di Montepulciano, nei suoi centocinquanta anni ininterrotti di esistenza, da Ricasoli e Bastogi fino ai Ciuffi sia stato, e ancora oggi lo è, il miglior allevamento di razza chianina in assoluto.

SOGGETTI MASCHI ISCRITTI NEI MERCATI-CONCORSO.

Soggetti, appartenenti all'azienda, iscritti nei vari Mercati-Concorso e classifica. 24)
SoggettiAziendaMercati-ConcorsoClassifica
N°117Bastogi - CiuffiN°141° posto generale
Soggetti, appartenenti all'azienda, iscritti nei vari Mercati-Concorso e classifica. 25)
SoggettiAziendaMercati-ConcorsoClassifica
N°119Fatt. AbbadiaN°51° posto generale
Soggetti, appartenenti all'azienda, iscritti nei vari Mercati-Concorso e classifica. 26)
SoggettiAziendaMercati-ConcorsoClassifica
N°721Fatt. AbbadiaN°231° posto generale

Totale soggetti iscritti 957

Oltre ai 957, ne possiamo aggiungere altri 24 che abbiamo trovato, in un elenco dei soggetti premiati del 1943 e nei diplomi del 1952, presso l'archivio di fattoria Ciuffi.

Quindi, il totale degli iscritti è 981

Soggetti maschi, classificati in 31 Mercati-Concorso dall'anno 1922, all'anno 1969, ad Arezzo e a M. P. Stazione.

Eredi Bastogi, Comm. Italo Ciuffi, Eredi Ciuffi (Fatt. Abbadia)
19221923192419261929193019311939193919401940194119421943
M. P.M. P.M. P.M. P.M. P.M. P.M. P.M. P.ARM. P.ARM. P.M. P.M. P.
3 11 6 6 7 4 9 16 2 13 5 15 10 10 117
1946 M.P.1946 AR1947 M.P.1947 AR1948 M.P.1949 M.P.1949 AR1950 M.P.1951 AR1952 M.P.1954 M.P.1958 M.P.1961 AR1964 M.P.1965 AR1968 AR1969 M.P.
22 17 26 31 3 30 17 7 30 43 28 26 24 25 26 355
Totale 472

Come per gli iscritti, anche i classificati aumentano e da 472, passano a 496

Migliori tori per il numero di figli iscritti alle mostre:
ToroFigliMostre
SANITARIO 770 SIn° 95n° 12
BAZZOTTO 564 SIn° 132n° 10
FALLO 1134 SIn° 73n° 4
LIONELLO 2607 SIn° 81n° 7
PRETORE 6126 SIn° 61n° 6
Migliori tori per il numero di figli iscritti in singole mostre:
ToroFigliMostra
LAMPO 13 SIn° 16Anno 1939
LULIO 174 SIn° 13Anno 1940
SANITARIO 770 SIn° 23Anno 1948
SANITARIO 770 SIn° 29Anno 1949
BAZZOTTO 564 SIn° 42Anno 1954
BAZZOTTO 564 SIn° 33Anno 1955
FALLO 1134 SIn° 42Anno 1956
LIONELLO 2607 SIn° 34Anno 1960
NUMIDIO 2619 SIn° 27Anno 1962
PRETORE 6126 SIn° 21Anno 1963
BISONTE 5122 SIn° 14Anno 1971

Foto Fatt. ABBADIA

APPUNTI 1864 - 1878

Oltre alle notizie che abbiamo citato sopra riguardo al bestiame, nell'Archivio della Fattoria Abbadia, ne abbiamo trovate altre che elenchiamo.

Periodo 1864 - 1878, gestione Barone Bettino Ricasoli - Conte Pietro Bastogi:

Estratti da 27)

Faldoni:

Annata Agraria 66-67

1866/1867-n°94- Nota per attorature28) fatte dai tori della Fuga 1- Nell'anno 1866 furono fatte 437 attorature.

Annata Agraria 71-72

1871/1872-Nota spese fiere e mercati- Da qui risulta che la fattoria aveva in ogni paese dove c'erano fiere e mercati dei ricoveri per il bestiame portato a vendere- Il costo di stallaggio veniva suddiviso tra tutti i coloni.

Annata Agraria 74-75

1874/1875-n° 90- Nota delle vacche coperte dai tori della Fuga 1 ai nostri contadini dei suddetti vocaboli- da notare che la parola vocabolo sostituiva a volte la parola podere. Nell'annata furono effettuate 180 attorature a lit 5,00 ciascuna.

Osservazione29): dal 1866/1867 al 1874/1875, al podere Fuga 1, le attorature, calarono da 437, a 180. Probabilmente, i tori riproduttori, erano anche nel podere Porticciolo 1°?

Annata Agraria 76-77

1876/1877-Doc. 51- Acquisto e collocazione in località Torre di una bascula della portata di kg.3500 per un costo di lit. 600 costruita dal sig. Butini? Di Siena.

Osservazione30): dal Doc. 51 sopra citato, si capisce il perché, nel certificato del Concorso Agrario Regionale del 1875 in Firenze, riguardante il toro “Bontà”, non compare il suo peso. Probabilmente le aziende, non avevano le bascule, che gli consentissero di poter pesare animali di notevole taglia.

Annata Agraria 77-78

1877/1878-Doc. 105- Dalla nota delle copriture delle vacche, si apprende che nel 1877 i tori furono allevati oltre che al podere Fuga 1 anche al podere Porticciolo 1.

APPUNTI 1879 - 1900

Periodo 1879 - 1900, gestione Conte Pietro Bastogi e Eredi:

Annata Agraria 79-80

- Inserto conto stime. Secondo le stime del bestiame dell'anno 1880, il maggior valore di scorte vive era nella stalla del podere S. Vittorio con una stima di lit. 8679,00.
- Inserto conto stime. Nell'annata agraria 79-80 vi erano in fattoria: 436 bovini, 22 equini, 331 suini.

Annata Agraria 80-81

- Carteggio. Il maniscalco di fattoria era Bastiani Vittorio.
- Nota spese bestiame. Il veterinario era il Dott. Franco Marchi

Annata Agraria 81-82

- Doc n°121. La ricevuta porta la seguente dizione: “Mannucci Giovanni Agente dell'Abbadia de F.lli Bastogi a daziato una vacca, macellata al Tenimento Torrione.”
- Ricevuta del veterinario Vincenzo Luatti per il valore di 12 lire, per avere nella notte del 29 dicembre 1880 operata di parto contro natura mediante embriotomia e colla collaborazione di Leopoldo Ghezzi, (Veterinario di tutte le stalle dei coloni ndr) una vacca della stima del lavoratore Castellani.

Ricevuta→Archivio Ciuffi

Annata Agraria 82-83

- Corrispondenza Mannucci-Bastogi: 2 novembre 1882 muore il toro più bello della Torre a Fuga1 venduto a 70 napoleoni.
Carteggio. Doc. 102, la tassa sulle strade obbligatorie è ripartita sul capitale del bestiame vaccino e indebitata la quota spettante ai coloni in loro conto corrente.
- Inserto Libretto spese bestiame senserie mascalcia e medicine dal 1 giugno 1882 al 31 maggio 1883.
- Carteggio. Sulla nota spese di ogni podere viene riportata la seguente spesatura: ” al Ghezzi Veterinario per fitto di un anno.“
- Libretto stime bestiame al 31 maggio 1883. i contro valori sono espressi sia in Napoleoni che in lire italiane (il rapporto era 1 a 5 es. 80 Napoleoni = lit. 400 ndr)
- Corrispondenza. Scrive il fattore: “nel montare una seconda vacca il più bel toro della Fuga1 si ammaccò il membro e data la forte infiammazione è stato venduto per 70 napoleoni.
- Carteggio: entra in tenuta la malattia detta “La Pedana” che colpisce i redi piccoli e i maiali da latte.

Annata Agraria 84-85

- Carteggio. Doc.161. Costo di due fasce per le vacche che sboccano.

Annata Agraria 85-86

- Carteggio. 2 settembre 1883: è sopraggiunta nelle stalle l'epidemia detta comunemente “La Bolla” che colpisce i piedi e la bocca di bovini e suini nelle stalle dei poderi Stringaie e Porticciolo 2 con tre capi morti.

Annata Agraria 86-87

- Inserto libro spese bestiame. Doc 146, podere Stringaie al Luatti veterinario per riduzione dell'utero di una vacca.

Annata Agraria 87-88

- Carteggio. 26 giugno 1887, la fattoria concorre all'esposizione stagionale regionale del bestiame.
- Inserto bestiame. Situazione statistica al 31 maggio 1887. Capi vaccine 431 (di cui 4 tori), equini 43, maiali 359.
- Carteggio. Esposizione bestiame. Premi: Medaglia d'oro per gruppi bovini, bronzo + lire 80 per vacca pregna, argento + lire 100 per vacca pregna, bronzo + lire 80 per giovenca, bronzo + lire 80 per torello 18 mesi.
- Carteggio. Sostituito il ponte a bilico per una portata di kg 5000. Ritirato il vecchio per lire 300 dalla ditta Butini di Siena.

Annata Agraria 88-89

- Corrispondenza. 19 maggio 1889: “ieri 18 provenienti dalla Regia Università di Pisa giunse qui il Sig. Giovanni Beraldi professore di zootecnia insieme a 13 dei suoi studenti allo scopo di studiare l'allevamento degli animali domestici della rinomata razza bovina della ValdiChiana.

Annata Agraria 90-91

- Inserto libro spese bestiame 1 giugno 1890 31 maggio 1891. Doc 179, abbonamento annuo per tutte le stalle della fattoria a lire 425 annue.

Annata Agraria 91-92

- Inserto libro spese bestiame 1 giugno 1891 31 maggio 1892. le cure del bestiame delle stalle dei poderi della fattoria è affidato per lire 425 annue al veterinario Ghezzi, i casi più complessi al veterinario Luatti.

Annata Agraria 93-94

- Corrispondenza. 3 giugno 1894 “nel villaggio di Abbadia domina in quasi tutti gli allevamenti la malattia detta del calcino.
- Carteggio. Dalle diverse note risulta che oltre ai veterinari Ghezzi e Vincenzo Luatti, visitavano nelle stalle della fattoria anche i veterinari Pietro Luatti e Placido Contini.

Annata Agraria 94-95

- Carteggio. Nota della tassa sul bestiame: vaccine lire 3, cavalli lire 2, somari lire 1, maiali 0,60 centesimi.
- Carteggio. Muiono nell'anno un toro a Fuga 1, 11 vitelli e una mucca.

Annata Agraria 96-97

- Inserto stime bestiami in essere al 31 maggio 1896. Nelle stalle ci sono 434 vaccine di cui 242 vacche, 50 bovi, 138 vitelli e 4 tori; 36 equini e 402 maiali.

APPUNTI 1 gennaio 1945

1 - documento nr. 1. Censimento bovino e suino al 1 gennaio 1945: 720 bovini (dei quali 5 tori, 2 ad avanguardia e 3 a porticciolo 1°) e 945 suini.


1) , 2) Gentile concessione del Dott. Graziano Pucci.
3) , 4) Estratto da→La Val di Chiana comparata al Canal du Midi - Geom. Franco Boschi
5) Estratto da AMEDEO BIGAZZI, Le fattorie granducali e dell'Ordine di Santo Stefano, in Val di Chiana. Estratto dalla rivista: ATTI E MEMORIE DELL'ACCADEMIA PETRARCA DI LETTERE, ARTI E SCIENZE. NUOVA SERIE-VOL. LXX ANNO 2008.
8) scrive Giulio Fè
10) Lettera del barone generale Vincenzo Ricasoli
11) , 29) , 30) Vladimiro Menchicchi
12) Nel 1911 il Direttore della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Siena richiede ai Bastogi un permesso per poter visitare insieme ad alcuni proprietari terrieri senesi la Fattoria, che si dice nella lettera, essere un esempio per tutti. (si veda il faldone 1911/1912, schedato da Giulio Fè). Le cattedre ambulanti erano nate intorno alla metà del 1800 ed ebbero un grande merito nell'aiutare l'agricoltura e gli agricoltori a modernizzare attrezzature e metodi di coltivazione e criteri di allevamento. Esse furono sostituite nel 1935 dagli Ispettorati, dipendenti dal Ministero dell'Agricoltura.
13) Estratto dagli appunti di Giulio Fè→Archivio Ciuffi: Doc. 105-Dalla nota delle copriture delle vacche, si apprende che nel 1877 i tori furono allevati oltre che al podere Fuga 1 anche al podere Porticciolo 1.
14) Nel 1923 non è chiara la posizione del Menchetti. (Nel mese di Maggio, presenta a Roma la vacca “Rapina” dal Pod. Sciarti 2°Vedi: Documento Pag. 18/29 e nell'Ottobre, viene premiato, a Fontago per aver portato il toro "Adone" dal Pod. Porticciolo 1°), sicuramente nel 1924 era il colono del Pod. Porticciolo 1°Vedi: Documento Cat. 1ª Sez. 3ª e 4ª.
19) detto “Toppone”
20) Animale più lungo rispetto alla media
21)
NUCLEI DI SELEZIONE 1949.
22) Sfuggiva quasi sempre ai propri conduttori
23) Delle volte capitava che in mezzo al foraggio vi finisse un pezzetto di filo di ferro che poi veniva ingerito da qualche animale procurandogli un danno letale.
24) Dal 1922 al 1943
25) 1946 M. P. Stazione, 1947 M. P. Stazione, 1950 M. P. Stazione, 1952 M. P. Stazione, 1958 M. P. Stazione
26) Dal 1946 al 1974, riscontrati in 23 cataloghi
28) Accoppiamenti tra tori, vacche e giovenche; in seguito furono chiamati salti
appunti/miro/libro/grandi/abbadia.txt · Ultima modifica: 04/02/2020 17:53 da miro