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Albero delle cartelle




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Argiano

Case abbandonate da molti anni sparse nelle colline di Argiano, eppure nel 1950 erano piene di gente umile, laboriosa e rispettosa. Malgrado il lavoro duro che svolgevano, avevano sempre il sorriso pronto per salutare.

Ovunque guardassi vedevo in quelle colline solo uomini e Buoi che arando il terreno preparavano la maggese per la prossima semina di Ottobre. Guardando verso nord, alta sopra una collina, fra cipressi e castagni spiccava nel cielo il campanile della Chiesa di Argiano che a mezzogiorno in punto le campane diffondevano il loro suono fino al fondovalle. Allora in un vocio sommerso i contadini prendevano la via di casa con i loro buoi. Dopo pranzo, si riposavano aspettando le ore più fresche per tornare al lavoro.

A 200 metri dalla chiesa esiste ancora oggi un piccolo cimitero, ben curato con cipressi che ai piedi di ognuno, è scritto su una pietra il nome di un soldato morto. Racconterò un fatto realmente accaduto nel 1955. Era il giorno dell'Ascensione, ad Argiano quel giorno era gran festa, veniva molta gente alla messa,poi in onore della Madonna veniva fatta la processione. Come vecchia tradizione la prima persona in cima al corteo era un uomo vestito di bianco,che portava in verticale legato a un palo uno stendardo celeste con in cima una croce color oro. Altri dodici uomini vestiti di bianco portavano la statua della Madonna. Arrivati davanti al cimitero, la processione si fermò e mentre il parroco Don Carlo Rossi dava la benedizione, un'anziana donna con un fazzoletto nero in testa, si avvicinò a un cipresso e reggendosi a un vecchio bastone si inginocchiò piangendo sopra a una di quelle 17 pietre messe in fila a ricordare i caduti di Argiano della guerra del '15-'18. Con un fazzoletto intriso di lacrime cominciò a pulire quella pietra,poi cercò di rialzarsi ma non ci riusciva. A quel punto due signori e il parroco gli dettero conforto sostenendola nel suo dolore. Non c'era persona che non piangesse, tanta fu la commozione che quella donna aveva messo dentro di noi, piangendo sopra quella pietra dove era inciso il nome di suo figlio. Luglio era il mese della trebbiatura, per noi ragazzi era una bella festa, dal momento che ci spostavamo da una casa all'altra facendo amicizie nuove e perché no, a volte nascevano pure i primi approcci amorosi. La Domenica molta gente si riuniva dove c'erano i tabacchi e una specie di piccolo bar. Chi giocava a carte, chi a bocce,chi parlando del piu e del meno si scolavano una birra fresca all'ombra di un vecchio castagno. Poi c'erano le scuole elementari e una bottega con generi vari. Non mancava il fabbro,con i suoi colpi sopra una vecchia incudine modellava i vomeri per arare il terreno, quel ten ten che usciva dall'incudine riecheggiava su tutta la valle, ora dopo ora, quel suono diventava quasi armonico, per le nostre orecchie. Per me che ho vissuto sempre in campagna, la stagione più bella era la primavera. Campi collinari pieni di erba con dentro tanti fiori profumati che erano la delizia delle api in cerca di nettare per fare il miele. Pochi giorni fa leggendo un libro di un nostro concittadino appassionato di storia della Valdichiana mi ha fatto ricordare un episodio a me raccontato quando ancora ero bambino.
Mio nonno, come tutti i nonni del mondo, amava farsi ascoltare mentre si concentrava nei suoi ricordi, cosi mi spiegò che suo babbo nel 1849 vide passare per la strada di Argiano una colonna di soldati con la camicia rossa, che da Sant'Albino scendevano verso Acquaviva. Arrivati in un posto chiamato Valloccaia, oggi fattoria Bindella abbandonarono la strada comunale, e prendendo a sinistra una strada di campagna arrivarono ad Acquaviva. Pochi giorni dopo gente del posto,trovarono in mezzo a una macchia di rovi un prete morto proprio dove erano passati i garibaldini. Fino al 1950 esisteva ancora una croce di ferro conficcata in mezzo alla scarpata di questa piccola strada di campagna.
Dopo aver letto il libro di Alessandro Angiolini “ SUCCESSE IN VALDICHIANA” mi sono reso conto di come la verità storica anche dopo 170 anni può venire ha galla _ sia da una ricerca storica molto approfondita, che da un racconto di un vecchio nonno trasmesso a un giovane nipote come ero io. Quindi questo lembo di terra collinare che si adagia dolcemente verso Tre Berte, senza che nessuno se ne fosse accorto ha visto per le sue strade gli uomini che con amore e coraggio,dopo pochi anni avrebbero riunito l'Italia di oggi. G. R.

Argiano

Discussione

italo, 30/01/2018 23:28

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wiki/prova/3.txt · Ultima modifica: 11/12/2019 10:49 da renato