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Albero delle cartelle




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Argiano

Mi chiamo Renato Goracci ho passato gli ottanta e dato che la mja memoria è in buona salute,(per ora ) voglio raccontare la mia vita da quando avevo quattro anni.Eravamo in casa 9 PERSONE. Io ero il più piccolo e quindi anche il più coccolato,durante l,inverno la bronchite non mi passava mai e quindi non uscivo mai di casa. C'era in cucina una piccola finestra esposta ha nord con visuale della chiesa e cimitero, poi la strada che da casa portava ai campi più lontani.Nel far della sera da mia nonna facevo mettere una sedia davanti ha questa finestrella cj salivo sopra e aspettavo il loro ritorno. Quanta gioia e quanto amore mi dava mia mamma._ hai una brutta tosse mi diceva, cosi dicendo prendeva un coperchio di coccio lo scaldava nel focolare e poi avvolto in un panno di lana lo posava sopra il mio stomaco. Quella era la cura per quei tempi. Mamma perché piangi? gli chiedevo, penso sempre al tuo babbo mi rispondeva,sono due anni che non ho notizie di lui, ma vedrai che un giorno tornerà. Ma i giorni passavano e non succedeva niente. Caterina ha messo il lenzuolo bianco al balcone,quindi la gora è piena d'acqua,diceva mio zio, andiamo subito a macinare il grano. Che gioia vedere quella macina di pietra girare con la forza dell'acqua e, far uscire da sotto farina bella bianca. Caterina moglie del mugnaio portava sempre dolci ha tutti e da bere vino bianco abboccato. Cose semplici ma io ero cosi felice che arrivato a casa raccontavo tutto ha mia nonna.

Un mattino forse di primavera i nostri vicini di casa che abitavano ha cinquecento metri da noi, e la strada comunale passava davanti alla loro cominciarono ha chiamare mio zio e mia mamma; Carlo _ Ausonia venite che è tornato Attilio. Allora, piangendo dalla gioia corsero ad abbracciarlo. Mia nonna trepidante mi teneva per mano ringraziava il signore di avergli salvato la vita

Passò un po di tempo, poi,una decine di persone con al centro il mio babbo e mamma lasciarono la strada comunale e vennero verso di noi: . sta arrivando il tuo babbo, guarda quanta gente si è radunata accanto ha lui stava dicendo mia nonna,e,Presa dall'emozione, con me accanto gli andò incontro e si strinsero in un abbraccio senza fine.

Prendendomi per mano mia mamma mi disse : questo è il tuo babbo: lui si abbassò su di me baciandomi mentre la gente accanto a noi piangeva per l'emozioone. Poi in casa ci fu una gran festa e, tutti i vicini furono invitati ha una cena di ringraziamento. Nei giorni che seguirono cominciai ha stargli vicino, e cosi mio babbo cominciò ha raccontarmi quello che la guerra distrugge la dignità dell'uomo Cosi da quel giorno, mentre parlava io lo stavo sempre ascoltando con tanto amore.

      ella Madonna veniva fatta la l meno si scolavano una birra fresca all'ombra di un vecchio castagno.  

Poi c'erano le scuole elementari e una bottega con generi vari. Non mancava il fabbro,con i suoi colpi sopra una vecchia incudine modellava i vomeri per arare il terreno, quel ten ten che usciva dall'incudine riecheggiava su tutta la valle, ora dopo ora, quel suono diventava quasi armonico, per le nostre orecchie. Per me che ho vissuto sempre in campagna, la stagione più bella era la primavera. Campi collinari pieni di erba con dentro tanti fiori profumati che erano la de lizia delle api in cerca di nettare per fare il miele. Pochi giorni fa leggendo un libro di un nostro concittadino appassionato di storia della Valdichiana mi ha fatto ricordare un episodio a me raccontato quando ancora ero bambino.
Mio nonno, come tutti i nonni del mondo, amava farsi ascoltare mentre si concentrava nei suoi ricordi, cosi mi spiegò che suo babbo nel 1849 vide passare per la strada di Argiano una colonna di soldati con la camicia rossa, che da Sant'Albino scendevano verso Acquaviva. Arrivati in un posto chiamato Valloccaia, oggi fattoria Bindella abbandonarono la strada comunale, e prendendo a sinistra una strada di campagna arrivarono ad Acquaviva. Pochi giorni dopo gente del posto,trovarono in mezzo a una macchia di rovi un prete morto proprio dove erano passati i garibaldini. Fino al 1950 esisteva ancora una croce di ferro conficcata in mezzo alla scarpata di questa piccola strada di campagna.
Dopo aver letto il libro di Alessandro Angiolini “ SUCCESSE IN VALDICHIANA” mi sono reso conto di come la verità storica anche dopo 170 anni può venire ha galla _ sia da una ricerca storica molto approfondita, che da un racconto di un vecchio nonno trasmesso a un giovane nipote come ero io. Quindi questo lembo di terra collinare che si adagia dolcemente verso Tre Berte, senza che nessuno se ne fosse accorto ha visto per le sue strade gli uomini che con amore e coraggio,dopo pochi anni avrebbero riunito l'Italia di oggi. G. R.

Argiano

wiki/prova/3.txt · Ultima modifica: 25/04/2022 16:32 da renato