Strumenti Utente

Strumenti Sito


Barra laterale

Navigazione

Benvenuti
Chi siamo
Documenti
Foto
Progetti
Il blog dei dilettanti.
CondiviBiblio
Mediateca
crea libro elettronico
Video
Partecipazione
Centro studi
Sondaggi
Siamo qui
Il calendario
Forum
Sulla privacy


Visite
Posta


0
online

Albero delle cartelle




start:chi_siamo:italo

Italo Tribolati

N.Telefono e Posta Elettronica

TEL.0578/708210 0578/708023 POSTA Elettronica italo tribolati@gmail.it

Commercio Calzature dal 1903

IL LUNGO CAMMINO CON LE SCARPE DEI TRIBOLATI

Sono Italo Tribolati nato ad Abbadia di Montepulciano 11/12/1942. Figlio di commercianti in calzature proseguo l'attività iniziata dai nonni certamente nel 1903 ma verosimilmente anche in precedenza dal babbo di mio nonno ma non ho documentazioni a riguardo.

L'azienda presto verra rilevata dalla figlia Silvia,con un certo punto di orgoglio nel vedere tramandato il lavoro di famiglia,cosi formando la quarta generazione, è il caso di dire : da genitori a figli.

Come tutti i lavori autonomi,anche questo richiede molta pazienza,capacità,serietà,e tutti quei requisiti necessari al buon andamento del lavoro intrapreso. Il tempo passa,l'attivita pogredisce,il babbo Astorre, con il nonno Andrea, continua il lavoro di artigiano e commerciante con la partecipazione della moglie Italia,delle figlie Aurora,Zora,Andreina,si apre un punto di riferimento a Torrita che tengano aperto nel giorno di mercato il venerdi.Gli spostamenti vengano effettuati con la bicicletta dotata di portapacchi sul posteriore e davanti sul manubrio,la Zora mi dice che doveva lasciarla a Porta a Gavina,andare in negozio con i pacchi a mano per esercitare le possibili vendite,

Nel 1938 la nascita della quarta figlia Franca, il babbo si alterna al lavoro dell'artigiano calzolaio con quello di commerciante in calzature. Siamo ai tempi del Fascismo,nel 1940 lo scoppio della seconda guerra mondiale,mio nonno Andrea muore nel 1941,i tempi sono difficili per tutti,si devono fare sacrifici. Era insito in tantissime Famiglie di allora la cultura di un figlio maschio a cui il Babbo non rinunciò assolutamente,la sua tenacia venne premiata con il mio arrivo a dicembre del 1942, non si perde d'animo per tirare avanti e pensare alla famiglia con 5 figli,si alzano presto al mattino,frequentano fiere e mercati,al ritorno si riparano e si fanno scarpe,zoccoli,per poi poter vendere ai clienti nei giorni successivi. Erano i tempi della tessera per il pane,le scarpe,tantissime altre cose ( per non dire tutte ) e per meglio ovviare alla difficolta, ci sono da sfamare 5 figli,il babbo decide di prendere in affitto il podere condotto da dei parenti (il fratello della suocera, Settimio Barbetti) al Carriolo. Tanta è la passione e la conoscenza dell'opera intrapresa (ricordarsi che per il mestiere di calzolaio frequentava le case di contadini e mezzadri recandosi a OPERA nei vari poderi,era questa la dizione appropriata)spronando e incitando con la propria verve che lo caratterizzava,il conduttore Settimio ed in occasione di un mercato-concorso dei tori e torelli di razza chianina svoltosi il 12 e 13 giugno 1943 al foro boario di Montepulciano Stazione, si aggiudica un premio di 2° classe con il torello Torsolino (vedi ricerca all'uopo di Vladimiro Menchicchi) assieme a prestigiosi allevatori,provinciali ed extra provinciali, della razza sopra citata.

A quella artigianale subentra ormai in toto quella commerciale che vedra il suo maggiore consolidamento nel periodo post 1950 non vengono piu gli artigiani calzolai a casa per collaborare con il babbo e coadiuvarlo nelle riparazioni,smetto di addrizzare la semenze e preparare le bullette (piane e non) per le suole delle scarpe grosse e degli zoccoli.Si cominciano a fare approvvigionamenti del manufatto nei calzaturifici e recarsi nelle fabbriche con conoscenza e presenza diretta,con tutti i vari disagi che per tale svolgimento si possano immaginare, i vari opifici non sono in zona ci dobbiamo spostare in Valdarno( Montevarchi,Figline,Firenze,Arezzo) piu tardi nelle Marche,la Zora il sabato sera prima di cena andava alla SVOLTATA a prendere il babbo con la carretta piana che tornava con la SITA dalle varie localita con le merci ordinate ed aquistate,inoltre al venerdi alla Stazione in bicicletta con i portapacchi, compito che poi è toccato a me oltre a una o due sere la settimana andare sempre con la SITA alla stazione di MONTEPULCIANO a ritirare i pacchi (a quei tempi all'ultima corsa era consentito il trasporto di merci).

La frequenza dei mercati era predisposta prima con il barroccio ed il cavallo di dopo con una Citroen trasformata in comioncino, che non ricordo,e prima della partenza dovevano gonfiare le ruote con ben cento pompate!!, poi con una Lancia Artena,anch'essa trasformata come la precedente ma si era dovuto mettere un serbatoio supplementare sopra alla cabina per facilitare il pescaggio del carburante che era cosi diventato a caduta e al ritorno (questo lo ricordo benissimo)dovevo andare a prendere la benzina con una stagna da cinque litri alternando una volta dal VIGNAI,una volta da BUCHIO,il sabato mattina manutenzione del mezzo.Piu tardi un FIAT 615 poi ancora un FIAT 615 questi sono gia nati autocarri quindi meno problematiche nella manutenzione anche perchè le strade sono asfaltate e la viabilità migliore,per ultimo un bel furgone MERCEDES 508 adattato per i mercati alleviandoci dalla fatica di dover caricare e scaricare ad ogni mercato Prendo un po'di tempo per andare a giocare a pallone dopo la scuola con un po' di licenza della Mamma.Era il 1955,si sposa la Zora (uno degli assi portanti dell'azienda)ed io devo dedicarmi a tempo pieno nell'impresa di casa.Passa il tempo,faccio il militare,le sorelle Aurora,Andreina e Franca si impegnano nel lavoro. Purtroppo nel 1967 prematuramente viene a mancare il Babbo e l'azienda viene portata avanti da noi figli con la mamma Italia. Si procede al rinnuovo del parco macchine, si frequentano fiere e mercati con piu presenze e asiduita,sono gli anni dello sviluppo economico e del fare. A Febbraio 1972 mi sposo con la Giuliana, un anno dopo, il 21 Marzo 1973, nasce il primogenito Alberto,assicurando la continuita della dinastia TRIBOLATI. Il lavoro è molto impegnativo (pensiamo alla commercializzazione ed al rifornimento dei vari prodotti che dobbiamo approvvigionare direttamente dai calzaturifici che non si trovano in luogo,ma in Vald'Arno,Vald'Elsa,Marche,Veneto ecc.) specialmente in inverno e le mie sorelle Aurora ed Andriena si sentano meno forti, mia moglie Giuliana deve accudire al figlio, alla suocera, al negozio e ai vari lavori domestici e nel 1978 prendiamo la decisione di cedere la licenza ambulante con l'attrezzatura del caso. Per un certo perido di tempo, tre anni per la precisione, sono compartecipe della realizzazione di apertura di un calzaturificio ad Anghiari dove produciamo scarpe da donna, ci specializziamo nella produzione di stivali, cosa che riusciamo molto bene, ci prendiamo tante soddisfazioni,alle fiere campionarie specialistiche si ricevono visite di colleghi affermati nel settore con complimenti per i nostri prodotti ed elogi personali. Arriviamo ad avere una ventina di collaboratori tra interni ed esterni, l'azienda richiede una mia presenza sempre piu impegnativa, devo decidere se posso trasferire tutto il mio impegno nel nuovo lavoro, lasciare l'attivita di commerciante per passare a quella di produttore oltre a tutte le altre cose che implicavano nella mia scelta. prendo la decisione di rallentare la mia presenza, demando parte delle mie manzioni al figlio del mio socio con la cessione di parte di quote con la clausola della cessione totale a mia semplice richiesta, cosa che avviene con la presentazione del campionario primavera/estate 1981. L'impresa commerciale sente il dovere di una nuova trasformazione ed ampliamento, i tempi rendano necessari una presenza sul mercato di prodotti ed oferta migliore al pubblico,il 2 maggio 1981 inauguriamo il terzo punto vendita a Sinalunga e da impresa Famigliare ci trasformiamo in S.N.C. con quote paritetiche tra soci ( mia Mamma, mia sorella Andreina, mia moglie Giuliana ed Io ) decisione supportata dal ritorno ad Abbadia di mia sorella Zora che nel periodo matrimoniale a Genova aveva sempre praticato ed espletato l'attivita commerciale nel settore delle calzature,come collaboratrice, ed altro personale dipendente. Il 5 dicembre 1982 arriva la secondogenita Silvia. Erano tempi che il lavoro girava, la gente spendeva con facilita,l'economia in generale era molto prospera con tutte le categorie di lavoratori, bastava un po' di voglia di fare, un benessere diffuso e fiducia nella popolazione per il futuro,il mercato richiedeva prodotti più alti di qualita con modellature particolari,ed in questo ci avvantaggiava la nostra esperienza ed il buon gusto nella scelta della modellatura nella collegialita delle mie sorelle Zora,Andreina,mia moglie Giuliana mentre io mi occupavo del settore qualitativo forte della mia esperienza passata nel calzaturificio sulla scelta dei materiali ed assemblaggio delle parti. Eravamo tutti impegnati in azienda, i figli crescono anch'essi dandoci una mano,Alberto in negozio,in magazzino aprendo gli scatoloni e mettendo a scaffale la merce in arrivo,mentre la Silvia passa il tempo con la mamma in negozio,cosa che le verra di comodo in futuro

Di seguito il testo:

La normalità

la nostra conoscenza

Ma ora vediamo: che cosa vuol dire normale?

Sentiamo una storia raccontata dalla rivista Panorama del 7 gennaio 1994. Si potrebbe dire una storia di regole e di morte ma anche un esempio di normalità dei costumi. Il titolo è attraente, La bella l'amante e la bestia, il sottotitolo è narrativo: Così morì Antonella. Il fatto è cr

La normalità

Ma ora vediamo: che cosa vuol dire normale?

Sentiamo una storia raccontata dalla rivista Panorama del 7 gennaio 1994. Si potrebbe dire una storia di regole e di morte ma anche un esempio di normalità dei costumi. Il titolo è attraente, La bella l'amante e la bestia, il sottotitolo è narrativo: Così morì Antonella. Il fatto è cronaca (pagine 58-59). Seguiamo la conclusione dell'avventura con le precise parole con cui è riferita perché è ricolma di contenuti caratteristici e interessa tanto per le vicende quanto per il tono con cui sono offerte al lettore.

“… quando lui Vincenzo Milazzo, ormai un boss con una lunga esperienza in materia di traffici e omicidi, promosso capo della famiglia di Alcamo, finisce per deludere la fiducia del capo dei capi,Totò Riina e firma la propria condanna a morte. E lei? La mafia la teme. Non le lascia scampo. Forse Antonella sa qualcosa che non dovrebbe sapere. Totò Riina in persona sentenzia davanti a tutta la cupola: deve morire Vincenzo Milazzo, incapace di fermare l'ascesa di un clan nemico, quello dei Greco. E deve morire anche la sua donna, custode di chissà quali preziose informazioni. Per eliminare i fidanzati, il boss dei boss spedisce a Castellammare del Golfo, il paese dove abita Antonella, sei giustizieri tra i suoi fedelissimi: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera, Antonio Gioè, Francesco Denaro e Gioacchino Calabrò, come racconta un nuovo pentito ai magistrati di Palermo. Nel luglio dello scorso anno, col pretesto di un incontro chiarificatore, Vincenzo Milazzo, alla macchia da mesi, viene condotto in un luogo isolato. Lo finiscono con un colpo di pistola. Ad Antonella Bonomo, incinta, i sicari riservano la sorte più crudele: incaprettata, muore per strangolamento. Seguendo le indicazioni del pentito, i poliziotti hanno trovato nei giorni scorsi i due cadaveri, chiusi in sacchetti di plastica, alle porte di Castellammare, in una cava trasformata in cimitero della mafia. E la morte di Antonella

La normalità

Ma ora vediamo: che cosa vuol dire normale?

se non la mettiamo

Sentiamo una storia raccontata dalla rivista Panorama del 7 gennaio 1994. Si potrebbe dire una storia di regole e di morte ma anche un esempio di normalità dei costumi. Il titolo è attraente, La bella l'amante e la bestia, il sottotitolo è narrativo: Così morì Antonella. Il fatto è cronaca (pagine 58-59). Seguiamo la conclusione dell'avventura con le precise parole con cui è riferita perché è ricolma di contenuti caratteristici e interessa tanto per le vicende quanto per il tono con cui sono offerte al lettore.

”… quando lui Vincenzo Milazzo, ormai un boss con una lunga esperienza in materia di traffici e omicidi, promosso capo della famiglia di Alcamo, finisce per deludere la fiducia del capo dei capi,Totò Riina e firma la propria condanna a morte. E lei? La mafia la teme. Non le lascia scampo. Forse Antonella sa qualcosa che non dovrebbe sapere. Totò Riina in persona sentenzia davanti a tutta la cupola: deve morire Vincenzo Milazzo, incapace di fermare l'ascesa di un clan nemico, quello dei Greco. E deve morire anche la sua donna, custode di chissà quali preziose informazioni. Per eliminare i fidanzati, il boss dei boss spedisce a Castellammare del Golfo, il paese dove abita Antonella, sei giustizieri tra i suoi fedelissimi: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera, Antonio Gioè, Francesco Denaro e Gioacchino Calabrò, come racconta un nuovo pentito ai magistrati di Palermo. Nel luglio dello scorso anno, col pretesto di un incontro chiarificatore, Vincenzo Milazzo, alla macchia da mesi, viene condotto in un luogo isolato. Lo finiscono con un colpo di pistola. Ad Antonella Bonomo, incinta, i sicari riservano la sorte più crudele: incaprettata, muore per strangolamento. Seguendo le indicazioni del pentito, i poliziotti hanno trovato nei giorni scorsi i due cadaveri, chiusi in sacchetti di plastica, alle porte di Castellammare, in una cava trasformata in cimitero della mafia. E la morte di Antonella Bonomo, punita per via di un amore invincibile, sacrificata col suo bimbo in grembo alla regola di Totò Riina, è diventata l'ennesimo capitolo sanguinario della storia di Cosa Nostra. Perfino la mamma di Antonella, che ha sempre contrastato quel fidanzamento, perfino le sorelle, che tuttora rifiutano la notizia della gravidanza, parlano, in lacrime, di un amore forte come il destino. Solo il parroco di Castellammare, don Giuseppe Navarra, durante i funerali non ha trovato di meglio che definire Antonella Bonomo una peccatrice. Non perché la ragazza avesse giurato fedeltà a un boss. Ma perché stava per dargli un figlio fuori del matrimonio“.

al servizio degli altri

Se si deve parlare di ferocia sarebbe difficile a mio parere fare una classifica tra Riina, i politici che lo hanno appoggiato, o il parroco di Castellammare di cui si racconta. Se si deve parlare di follia qual è la differenza tra Riina e il mostro di Firenze?

Eppure quell'illustre psicoanalista svizzero che per televisione invitava il mostro di Firenze a presentarsi a lui per farsi curare e per fornire un caso interessante alla scienza non trova che i killer della mafia siano altrettanto attraenti per le sue ricerche psicodinamiche. Ma i rapporti tra il potere politico ufficiale e i poteri di mafia e camorra non sono soltanto convergenza di interessi, ma anche identità di valori e affinità di concezione del mondo come dimostra il parroco di Castellammare che ha lo stesso concetto della donna e della morale sessuale di Riina e dei suoi.

Ed è anche il concetto di quelli che cercano il difetto genetico nei consumatori di droghe proibite o studiano sulle tare ereditarie dei coniugi che divorziano o delle coppie di sposini infedeli, come accade in Italia, negli Stati Uniti e in altri civilissimi paesi emancipati.

Bonomo, punita per via di un amore invincibile, sacrificata col suo bimbo in grembo alla regola di Totò Riina, è diventata l'ennesimo capitolo sanguinario della storia di Cosa Nostra. Perfino la mamma di Antonella, che ha sempre contrastato quel fidanzamento, perfino le sorelle, che tuttora rifiutano la notizia della gravidanza, parlano, in lacrime, di un amore forte come il destino. Solo il parroco di Castellammare, don Giuseppe Navarra, durante i funerali non ha trovato di meglio che definire Antonella Bonomo una peccatrice. Non perché la ragazza avesse giurato fedeltà a un boss. Ma perché stava per dargli un figlio fuori del matrimonio”.

Se si deve parlare di ferocia sarebbe difficile a mio parere fare una classifica tra Riina, i politici che lo hanno appoggiato, o il parroco di Castellammare di cui si racconta. Se si deve parlare di follia qual è la differenza tra Riina e il mostro di Firenze?

Eppure quell'illustre psicoanalista svizzero che per televisione invitava il mostro di Firenze a presentarsi a lui per farsi curare e per fornire un caso interessante alla scienza non trova che i killer della mafia siano altrettanto attraenti per le sue ricerche psicodinamiche. Ma i rapporti tra il potere politico ufficiale e i poteri di mafia e camorra non sono soltanto convergenza di interessi, ma anche identità di valori e affinità di concezione del mondo come dimostra il parroco di Castellammare che ha lo stesso concetto della donna e della morale sessuale di Riina e dei suoi.

Ed è anche il concetto di quelli che cercano il difetto genetico nei consumatori di droghe proibite o studiano sulle tare ereditarie dei coniugi che divorziano o delle coppie di sposini infedeli, come accade in Italia, negli Stati Uniti e in altri civilissimi paesi emancipati.

onaca (pagine 58-59). Seguiamo la conclusione dell'avventura con le precise parole con cui è riferita perché è ricolma di contenuti caratteristici e interessa tanto per le vicende quanto per il tono con cui sono offerte al lettore.

“… quando lui Vincenzo Milazzo, ormai un boss con una lunga esperienza in materia di traffici e omicidi, promosso capo della famiglia di Alcamo, finisce per deludere la fiducia del capo dei capi,Totò Riina e firma la propria condanna a morte. E lei? La mafia la teme. Non le lascia scampo. Forse Antonella sa qualcosa che non dovrebbe sapere. Totò Riina in persona sentenzia davanti a tutta la cupola: deve morire Vincenzo Milazzo, incapace di fermare l'ascesa di un clan nemico, quello dei Greco. E deve morire anche la sua donna, custode di chissà quali preziose informazioni. Per eliminare i fidanzati, il boss dei boss spedisce a Castellammare del Golfo, il paese dove abita Antonella, sei giustizieri tra i suoi fedelissimi: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Gioacchino La Barbera, Antonio Gioè, Francesco Denaro e Gioacchino Calabrò, come racconta un nuovo pentito ai magistrati di Palermo. Nel luglio dello scorso anno, col pretesto di un incontro chiarificatore, Vincenzo Milazzo, alla macchia da mesi, viene condotto in un luogo isolato. Lo finiscono con un colpo di pistola. Ad Antonella Bonomo, incinta, i sicari riservano la sorte più crudele: incaprettata, muore per strangolamento. Seguendo le indicazioni del pentito, i poliziotti hanno trovato nei giorni scorsi i due cadaveri, chiusi in sacchetti di plastica, alle porte di Castellammare, in una cava trasformata in cimitero della mafia. E la morte di Antonella Bonomo, punita per via di un amore invincibile, sacrificata col suo bimbo in grembo alla regola di Totò Riina, è diventata l'ennesimo capitolo sanguinario della storia di Cosa Nostra. Perfino la mamma di Antonella, che ha sempre contrastato quel fidanzamento, perfino le sorelle, che tuttora rifiutano la notizia della gravidanza, parlano, in lacrime, di un amore forte come il destino. Solo il parroco di Castellammare, don Giuseppe Navarra, durante i funerali non ha trovato di meglio che definire Antonella Bonomo una peccatrice. Non perché la ragazza avesse giurato fedeltà a un boss. Ma perché stava per dargli un figlio fuori del matrimonio”.

Se si deve parlare di ferocia sarebbe difficile a mio parere fare una classifica tra Riina, i politici che lo hanno appoggiato, o il parroco di Castellammare di cui si racconta. Se si deve parlare di follia qual è la differenza tra Riina e il mostro di Firenze?

Eppure quell'illustre psicoanalista svizzero che per televisione invitava il mostro di Firenze a presentarsi a lui per farsi curare e per fornire un caso interessante alla scienza non trova che i killer della mafia siano altrettanto attraenti per le sue ricerche psicodinamiche. Ma i rapporti tra il potere politico ufficiale e i poteri di mafia e camorra non sono soltanto convergenza di interessi, ma anche identità di valori e affinità di concezione del mondo come dimostra il parroco di Castellammare che ha lo stesso concetto della donna e della morale sessuale di Riina e dei suoi.

non serve a molto

Ed è anche il concetto di quelli che cercano il difetto genetico nei consumatori di droghe proibite o studiano sulle tare ereditarie dei coniugi che divorziano o delle coppie di sposini infedeli, come accade in Italia, negli Stati Uniti e in altri civilissimi paesi emancipati.

Discussione

cesiano, 26/05/2016 07:30

Il lungo cammino...

Bravo Italo! Complimenti. A presto.

italo, 01/03/2016 22:38

La filosofia hacker Una nuova idea di programmazione del computer

Il lavoro è stato prodotto dagli hackers del punto paas di Abbadia rielaborando il materiale liberamente distribuito da: 2)3)

Un idoneo punto di partenza dal quale procedere per vagliare il processo di produzione di sapere in rete può essere fornito dall'analisi delle linee guida del movimento hacker, osservando come nasce la condivisione di conoscenza (inizialmente da intendersi prettamente informatica) in Rete. Si ritiene dunque indispensabile dedicare particolare attenzione alle origini di questo movimento e al suo sviluppo, sia a livello storico sia a livello etico, in quanto gli hacker hanno il merito di aver inventato una vera e propria “pratica”: un modo ben preciso e peculiare di fruire la macchina informatica.

La storia del movimento ha inizio negli anni '50, negli Stati Uniti, attorno a due poli universitari fondamentali: la già citata Università di Berkeley e quella di Stanford, entrambe con sede in California. Altro punto nevralgico è da ricercarsi nel MIT (Massachusett Institute of Technology).

Come già detto, il momento particolarmente vivace dal punto di vista ideologico, con la diffusione di idee a carattere libertario, il fiorire di intelligenze acute e interessate all'ambito informatico e un mutamento tecnologico sempre presente furono tutti elementi indispensabili per costituire terreno fertile per la nascita di un nuovo movimento: giovane, un po' ribelle, tecnologicamente istruito.

Potresti lasciare un commento se ti fossi autenticato.
start/chi_siamo/italo.txt · Ultima modifica: 14/02/2017 23:25 da italo