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start:chi_siamo:ida

Ida Truglia.

sono una ex insegnante di educazione tecnica,mi è sempre piaciuto imparare cose nuove!il computer per me costituiva una grossa attrattiva ma mi bloccava perchè non sapevo da che parte cominciare…un giorno mi è arrivata voce che CEsiano teneva un corso di computer.Non sapevo chi fosse ma già il nome mi incuriosiva e mi faceva pensare che doveva essere una persona in gamba.Cosi è iniziata la mia avventura di scolara in un gruppo di uomini!L,esperienza è soddisfacente e sto imparamdo a destreggiarmi fra i ta ti simboli e comandi da dare al computer per fargli fare quello che voglio IO mi chiamo Ida Truglia e vivo quasi sempre a cignano(cortona)a casa di mia madre,la mia abitazione si trova a roma.ciao ciao


La decrescita

Rielaborazione agosto 2011.

Definizione

La decrescita è un concetto socioeconomico, secondo il quale la crescita economica - intesa come accrescimento costante di uno solo degli indicatori economici possibili, il Prodotto Interno Lordo (PIL) - non porta ad un maggior benessere e nemmeno ad un aumento delle probabilità di sopravvivenza degli organismi conosciuti. Questa idea è in completo contrasto con il senso comune corrente, che pone l'aumento del livello di vita rappresentato dall'aumento del PIL come obiettivo di ogni società moderna.

L'aggettivo sostenibile allude alla proposta di organizzarsi collettivamente in modo che la diminuzione della produzione di merci non costituisca riduzione dei livelli di civiltà, ed anzi risulti sostenibile da un punto di vista ecologico, sociale e civile.

L'assunto principale è che le risorse naturali sono limitate e quindi non si può immaginare un sistema votato ad una crescita infinita. Il miglioramento delle condizioni di vita deve quindi essere ottenuto senza aumentare il consumo ma attraverso altre strade. Proprio per la costruzione di queste vie sono impegnati numerosi intellettuali, al seguito dei quali si sono formati movimenti spesso non coordinati fra loro, ma con l'unico fine di cambiare il paradigma dominante della necessità di aumentare i consumi per dare benessere alla popolazione. Un esempio di questi gruppi sono i gruppi d'acquisto solidale (GAS) o gli ecovillaggi. Il principale esponente di questa corrente è Serge Latouche.

In Italia troviamo Maurizio Pallante, Massimo Fini, Mauro Bonaiuti, Paolo Gabrini e Claudio Vitari, Paolo Cacciari. A livello politico, il MoVimento 5 Stelle è fortemente decrescitista, mentre il Movimento RadicalSocialista ed il Nuovo Partito d'Azione si ispirano in parte alla decrescita.

I princìpi

La teorizzazione della Decrescita si basa su quattro presupposti:

  • Il funzionamento del sistema economico attuale dipende essenzialmente da risorse non rinnovabili. Così com'è, non è quindi perpetuabile. I sostenitori della Decrescita partono dall'idea che le riserve di materie prime sono limitate, particolarmente per quanto riguarda le fonti di energia, e ne deducono che questa limitatezza contraddice il principio della crescita illimitata del PIL, e che, anzi, la crescita così praticata genera dissipazione di energia e crescente dispersione di materia. Alcuni sostenitori della teoria (in particolare Vladimir Vernadskij), mutuando dalla seconda legge della termodinamica il concetto di entropia, ritengono che la crescita del PIL comporti una diminuzione dell'energia utilizzabile disponibile, e della complessità degli ecosistemi presenti sulla Terra, assimilano la specie umana ad una forza geologica entropizzante.
  • Non v'è alcuna prova della possibilità di separare la crescita economica dalla crescita del suo impatto ecologico.
  • La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto in beni e servizi: esistono altre forme di ricchezza sociale, come la salute degli ecosistemi, la qualità della giustizia, le buone relazioni tra i componenti di una società, il grado di uguaglianza, il carattere democratico delle istituzioni, e così via. La crescita della ricchezza materiale, misurata esclusivamente secondo indicatori monetari può avvenire a danno di queste altre forme di ricchezza.
  • Le società attuali, drogate da consumi materiali considerati futili (telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze più essenziali come la qualità della vita, e sottovalutano le reazioni degli esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico di tipo occidentale.

Esaurimento delle risorse

La crescita economica provoca l'aumento della domanda di risorse. Vi è una porzione fissa di risorse non rinnovabili, come il petrolio, e queste risorse sono quindi destinate ad esaurirsi. Le risorse rinnovabili potrebbero anch'esse esaurirsi se prelevate a ritmi insostenibili per periodi estesi. Questo è per esempio avvenuto al caviale nel Mar Caspio[2]. Vi è forte preoccupazione su come conciliare la crescente domanda di queste risorse con la diminuzione della loro disponibilità. Molti guardano alla tecnologia per sviluppare surrogati di queste risorse in via di esaurimento. Si guarda ad esempio ai biocarburanti per colmare il gap di domanda dopo il picco del petrolio. Tuttavia, altri obiettano che nessuna di queste alternative può effettivamente rimpiazzare la versatilità e la trasportabilità del petrolio[3].

I sostenitori della decrescita affermano che solo la decrescita della domanda può permanentemente combattere il gap di domanda. Per le risorse rinnovabili, la domanda, e quindi la produzione, deve essere abbassata a livelli che prevengano l'esaurimento e siano sostenibili per l'ambiente. Andare verso una società non dipendente dal petrolio è visto come essenziale per evitare il collasso quando le risorse non rinnovabili saranno esaurite[4]. “Ma la decrescita non è solo una questione quantitativa, di fare meno dello stesso, ma anche e soprattutto, un riordino paradigmatico dei valori, in particolare la (ri)affermazione dei valori sociali ed ecologici e la (ri)politicizzazione dell'economia”[5].

Impronta ecologica

L'impronta ecologica è la misura della domanda umana sugli ecosistemi terrestri. Compara la domanda umana con la capacità del pianeta di rigenerarsi. Rappresenta l'ammontare delle terre biologicamente produttive e delle aree coperte dai mari di rigenerare le risorse che la popolazione umana consuma e di assorbire e rendere innocui i rifiuti corrispondenti.

Secondo il rapporto del 2005 della Rete Globale di Impronta Ecologica,[6] mentre gli abitanti dei Paesi sviluppati utilizzano 6.4 ettari globali (gHa), quelli dei Paesi meno sviluppati necessitano di un solo gHa. Ad esempio, mentre ogni abitante del Bangladesh utilizza quanto si produce su 0.56 gHa, un nordamericano necessita di 12.5 gHa (22,3 volte tanto). Dei 12.5 ettari usati dai nordamericani, 5.5 sono negli Stati Uniti, il resto si trova in Paesi stranieri.[6] Secondo il medesimo rapporto, il numero medio di ettari globali a persona era 2.1, mentre oggi i livelli di consumo hanno raggiunto i 2.7 ettari pro capite.

Per far sì che la popolazione mondiale possa raggiungere gli standards tipici dei Paesi europei, sarebbero necessarie le risorse di un numero compreso tra tre e otto pianeti Terra. Per ottenere eguaglianza economica con le attuali risorse disponibili, i Paesi ricchi dovrebbero ridurre i loro standard attraverso la decrescita. La definitiva riduzione di tutte le risorse disponibili condurrebbero ad una riduzione obbligata dei consumi. La riduzione controllata dei consumi ridurrebbe il trauma di questo cambiamento.

Decrescita e sviluppo sostenibile

Il pensiero della decrescita è in opposizione ad ogni forma di spreco oggi riscontrabile nella cosiddetta economia produttivista che usa tecnologie obsolete figlie della termodinamica delle combustioni. Per la decrescita lo sviluppo sostenibile è un ossimoro[7], in quanto qualunque sviluppo basato su una crescita in un mondo dalle risorse finite e ecologicamente stressato è visto come strutturalmente insostenibile. Dal momento che i correnti livelli di consumo eccedono la capacità terrestre di rigenerare tali risorse, la crescita economica conduce al loro esaurimento. I favorevoli allo sviluppo sostenibile ribattono che una crescita economica continuata è possibile se i consumi di energia e risorse vengono ridotti.

Inoltre, lo sviluppo basato sulla crescita ha dimostrato di accrescere l'ineguaglianza sociale, concentrando ricchezze nelle mani di pochi anziché generare maggior benessere ed aumentare gli standard di vita[8][9]. Le critiche alla decrescita affermano che un rallentamento della crescita economica provocherebbe un aumento della disoccupazione e della povertà. Molti che comprendono le conseguenze ambientali devastanti della crescita sostengono la causa di una crescita economica nel sud del mondo, anche se non nel nord. Tuttavia, un rallentamento della crescita non produrrebbe i benefici della decrescita (autosufficienza, responsabilità materiale) producendo solamente minor occupazione. Piuttosto, i fattori della decrescita propongono l'abbandono completo del modello economico attuale basato sulla crescita, suggerendo che rilocalizzare e abbandonare l'economia globale nel sud globale permetterebbe alle popolazioni del Sud di divenire maggiormente autosufficienti impedendo il sovra-consumo e lo sfruttamento delle risorse del Sud da parte del Nord[10].

"L'Effetto Rimbalzo"

Le tecnologie progettate per ridurre l'utilizzo di risorse e incrementare l'efficienza sono spesso ricercate come soluzioni sostenibili o “verdi”. Tuttavia, la decrescita osserva che tali progressi tecnologici vengono neutralizzati dall' “effetto rimbalzo” (vedi anche Paradosso di Jevons). Questo concetto mette in evidenza che quando vengono introdotte tecnologie più efficienti, i comportamenti circa l'uso di tale tecnologia si modificano e il suo consumo aumenta tanto da neutralizzare ogni potenziale risparmio di risorse.[11] Alla luce dell'effetto rimbalzo, i fautori della decrescita sostengono che le sole soluzioni autenticamente “sostenibili” devono coinvolgere un completo rifiuto del paradigma di crescita e spostarsi su un paradigma di decrescita.

La Decrescita sostenibile o moderata

La teoria della decrescita sostenibile non implica evidentemente il perseguimento della decrescita in sé e per sé: si pone invece come mezzo per la ricerca di una qualità di vita migliore, sostenendo che la crescita del PIL non coincide con una crescita di benessere (un incidente d'auto, ad esempio, è un fattore di crescita del PIL) e che, se si intende ristabilire tutta la varietà della ricchezza possibile, allora è urgente smettere di utilizzare il PIL come unica bussola.Questa ragionevole conclusione è ormai accettata anche da economisti e scienziati estranei alla Decrescita (H. Daly, R. Costanza e altri).

Storia

Il movimento di decrescita contemporaneo affonda le sue radici nei movimenti contro l'industrializzazione del XVIII secolo, sviluppati in Gran Bretagna da John Ruskin ed il Arts and Crafts Movement (1819-1900), negli Stati Uniti da Henry David Thoreau (1817-1862) ed in Russia da Leo Tolstoy (1828-1911).

Propriamente, il concetto di “decrescita” compare durante gli anni '70 dietro proposta del thinktank detto Club di Roma contemporaneamente a quella di alcuni intellettuali, tra i quali Nicholas Georgescu-Roegen, Jean Baudrillard, André Gorz e Ivan Illich, tutti con posizioni molto simili a quelle di Serge Latouche ed altri economisti contemporanei. Inoltre gli scritti del Mahatma Gandhi contengono simili principi, in particolare riguardo al concetto di Semplicità volontaria.

Il rapporto del Club di Roma

Nel 1968 il think tank detto Club di Roma con sede a Winterthur in Svizzera chiese ad alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di completare un rapporto che indicasse soluzioni pratiche per problemi su scala globale. Il rapporto venne pubblicato nel 1972 con il nome di Rapporto sui limiti dello sviluppo e divenne il primo studio importante ad evidenziare i pericoli della crescita senza precedenti che il mondo stava sperimentando.

Questo rapporto, conosciuto anche con il nome di rapporto di Meadows, non rappresenta però le fondamenta teoriche del movimento in quanto sostiene solo la teoria della crescita zero ed, inoltre, è stato utilizzato dai sostenitori dello sviluppo sostenibile. Il rapporto comunque rappresenta il primo studio ufficiale che esplicitamente indica come la crescita economica sia la causa principale dell'aumento dei problemi ambientali a livello globale come l'inquinamento, la scarsità delle materie prime e la distruzione degli ecosistemi. Un secondo rapporto venne pubblicato nel 1974 che congiuntamente con il primo attirò molta attenzione sul tema.

La tesi di Nicholas Georgescu-Roegen

L'economista rumeno Nicholas Georgescu-Roegen è considerato l'ideatore del concetto di decrescita ed il suo massimo teorico. Nel 1971 ha pubblicato The Entropy Law and the Economic Process nel quale notò come il modello dell'Economia neoclassica non tenesse conto del secondo principio della termodinamica, quindi della diminuzione della materia e dell'energia durante una trasformazione ed il conseguente aumento dell'entropia. Per questo, egli ha associato ad ogni attività economica un aumento dell'entropia legando ad ognuna di queste attività un relativo consumo di risorse1). Quando il suo lavoro venne tradotto in francese nel 1979, con il titolo Demain la décroissance (Domani, la decrescita) stimolò la creazione del movimento francese.

Serge Latouche

Serge Latouche, il professore di economia all'Università 11 di Parigi Sud suggerisce che:

Se misurassimo la diminuzione del tasso di crescita prendendo in considerazione i danni causati all'ambiente e le conseguenze sui nostri patrimoni ambientali e culturali, generalmente si otterrebbe un risultato pari a zero o addirittura una tasso di crescita negativa. Nel 1991 gli Stati Uniti hanno speso 3 miliardi di dollari, pari allo 0,1% del PIL, per la protezione dell'ambiente. L'emanazione del Clean Air Act ha aggiunto la spesa di circa 200 milioni di dollari in più all'anno[…]. Il World Resources Institute ha ricalcolato il tasso di crescita di alcuni paesi tenendo conto del grado in cui il capitale naturale è stato sfruttato, con attenzione alle pratiche di sviluppo sostenibile. Per l'Indonesia ha scoperto che il tasso di crescita nel periodo compreso tra il 1971 ed il 1984 andrebbe ridotto dal 7,1 al 4,0% annuale, questo tenendo esclusivamente conto della deforestazione, dello sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio ed, infine, dell'erosione del suolo.

Schumacher e l'Economia Buddista

Il libro di Ernst Friedrich Schumacher intitolato Piccolo è Bello del 1973, formalmente estraneo al recente movimento della decrescita , tuttavia è utile come base per l'idea di decrescita. In questo libro egli critica i principi dello sviluppo propri dell'economia neoliberista sottolineando l'assurdità dell'assioma che vuole l'aumento del benessere legato esclusivamente all'aumento dei consumi ed inteso come obiettivo principale dell'attività economica dell'uomo. Al contrario, sotto la dicitura di economia buddista, egli suggerisce che dovremmo massimizzare la qualità della vita e minimizzare i consumi.

Movimento della Decrescita

'Buy Nothing Day'

Il Buy Nothing Day cade il Venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti e rappresenta, non ufficialmente, il primo giorno del periodo di shopping delle vacanze. Solitamente i negozi in questo periodo offrono i loro prodotti a prezzi stracciati per incitare i clienti a spendere di più. Buy Nothing Day nasce come rifiuto a questa spinta al consumo.

Critiche alla teoria della decrescita

Critiche della scuola neo-classica

I sostenitori della regolazione del mercato credono che se una particolare risorsa non rinnovabile diventa scarsa, il mercato limiterà la sua estrazione attraverso due meccanismi:

Questa posizione è consenziente alle forze di mercato effettive perché è il modo più razionale di risolvere il problema e ritengono che queste forze sono più efficienti di sistemi centralizzati di decisione (vedi il calcolo economico, la tragedia dei commons). Il Capitalismo di mercato può usufruire dello sfruttamento delle fonti energetiche che non erano economicamente disponibili 10 o 20 anni fa, perché sotto le nuove condizioni la crescita economica necessaria richiederà il loro uso.

Le teorie di Georgescu-Roegen, Robert Solow e Joseph Stiglitz possono sostituire le risorse naturali nella produzione diretta o indiretta, garantendo una crescita sostenuta o almeno uno sviluppo sostenibile.

La distruzione creativa

Il concetto di decrescita si fonda sull'ipotesi che produrre di più implichi sempre il consumo di maggiore energia e materie prime, mentre diminuisce contemporaneamente l'importanza della forza lavoro, che viene sostituita dalle macchine. Questa analisi è considerata fallace da coloro che affermano che il progresso tecnologico ci consenta di produrre di più con meno, fornendo maggiori servizi. Questa teoria è conosciuta come distruzione creativa, il processo per cui le “vecchie” compagnie di un certo settore (come le loro tecnologie costose e inquinanti) scompaiono dal mercato come risultato dell'innovazione in quel settore che abbassa i costi consumando meno energia e materie prime pur accrescendo la produttività.

Allo stesso tempo, tale riduzione dei costi e/o aumento dei profitti aumenta la capacità di risparmiare, che a sua volta consente maggiori investimenti in nuovo sviluppo tecnologico, che andrà a rimpiazzare le vecchie tecnologie. http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Decrescita&action=edit

Critiche dei Marxisti

I marxisti distinguono tra due tipi di crescita: quella che è utile agli uomini, e quella che esiste solo per aumentare i profitti delle imprese. Essi ritengono che siano la natura ed il controllo della produzione ad essere determinanti, non la sua quantità. Questi fattori, il controllo dell'economia ed una strategia per la crescita, sono i pilastri che permettono lo sviluppo sociale ed economico. L'errore della teoria della decrescita sta quindi alla propria base, non riconoscendo che il motore del capitalismo non è la produzione di merci in sé, ma il fatto che questa produzione, e quindi la forma assunta e l'inquinamento che spesso provoca, sia subordinata alla produzione e all'appropriazione privata di profitto. Secondo i marxisti, da questa premessa discendono due conclusioni errate. Da un lato, la crisi ecologica frutto dell'eccesso consumistico è descritta, dalla teoria della decrescita, nei termini di un problema comune, che l'umanità deve affrontare a causa del degrado ambientale. Questa lettura tralascia le implicazioni di classe di questa crisi, per esempio il fatto che i costi sociali della crisi ecologica siano scaricati soprattutto sui gruppi sociali inferiori - in Bangladesh come a New Orleans - e molto meno sulle spalle delle élites e delle classi più elevate.[12] Dall'altro lato, considerando l'aumento della produttività del lavoro come un fatto negativo per sé, la teoria della decrescita non riconosce che è stato attraverso tale aumento che storicamente è stato possibile ridurre il tempo necessario alla produzione dei beni (non solo superflui ma anche di prima necessità), creando non solo la possibilità della soddisfazione e dell'ampliamento dei bisogni umani, ma anche le condizioni per la diminuzione del tempo di lavoro.[13] I marxisti, infatti, sostengono che nel capitalismo l'aumento della produttività è teso ad altri fini, dal momento il capitale non ha per suo scopo il soddisfacimento dei bisogni umani, ma la produzione di profitto.[14] Ne discende che il problema non sono gli aumenti di produttività in astratto (e la crescita economica che ne deriva) ma a favore di chi vanno tali aumenti di produttività (e la relativa crescita). Non è il quanto si produce ma il come e per l'interesse di chi si produce. Da questa impostazione, i marxisti concludono che la soluzione non sta nel negare la crescita delle forze produttive, come prescrive in definitiva la teoria della decrescita, ma sta nel ricondurre la crescita sotto il controllo di chi produce secondo un piano razionale, che regoli la produzione complessiva in base ai bisogni e non in base alle esigenze di profitto.[15]

Critiche tecnologiche

Secondo i sostenitori del progresso tecnologico la decrescita risolverebbe i problemi legati alla fornitura di energia elettrica, allo smaltimento dei rifiuti e al bisogno di materie prime. Questa ideologia attinge dai principi del Positivismo per una visione fondamentalmente ottimista sulla tecnologia. Essa punta alla riduzione del fattore di relazione tra consumo e produzione di energia (detto intensità energetica). Inoltre suggeriscono che la ricerca in campo nucleare potrebbe fornire soluzioni temporanee alternative alla attuale crisi petrolifera nell'attesa che altre tecnologie, come la fusione nucleare, diventino accessibili.

Questa teoria è però in contrasto con i risultati emersi dal Global Carbon Project del 2007, i quali dimostrano come attualmente la suddetta diminuzione del valore di intensità energetica non sia avvenuta. Questa diminuzione rappresenta una delle variabili dell'equazione Kaya, la quale tende a dimostrare che sia la decrescita economica, sia una diminuzione della popolazione mondiale sono essenziali al fine di voler evitare una catastrofe ecologica.

Critiche dei paesi in via di sviluppo

Il concetto di decrescita è visto come contraddittorio se applicato ai paesi in via di sviluppo che richiedono invece una forte crescita delle loro economie per raggiungere la prosperità. In questo senso la maggioranza dei sostenitori della decrescita propongono il raggiungimento da parte di questi paesi di un certo livello di benessere in maniera indipendente dalla crescita economica, per esempio attraverso la rivitalizzazione di economie locali di autosussistenza, come tali non finalizzate alla produzione di merci per l'esportazione. L'interrogativo su dove stia il punto di equilibrio (ad esempio, quanto le economie dei paesi sovrasviluppati dovrebbero ridursi e quanto le altre dovrebbero espandersi) rimane aperto.

1)
Georgescu-Roegen (in particolare nelle opere posteriori al 1970), sostiene che qualsiasi scienza che si occupi del futuro dell'uomo, come la scienza economica, deve tener conto della ineluttabilità delle leggi della fisica, ed in particolare del secondo principio della termodinamica, secondo il quale alla fine di ogni processo la qualità dell'energia (cioè la possibilità che l'energia possa essere ancora utilizzata da qualcun altro) è sempre peggiore rispetto all'inizio. Qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità futura di produrre altre merci e cose materiali. Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada (“matter matters, too”), ovvero diminuisce tendenzialmente la sua possibilità di essere usata in future attività economiche: una volta disperse nell'ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, queste possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore ed a prezzo di un alto dispendio di energia. Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un'entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell'entropia e in generale i vincoli ecologici. La teoria della bioeconomia è poi stata tradotta nel sistema economico della decrescita dallo stesso Georgescu-Roegen.
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start/chi_siamo/ida.txt · Ultima modifica: 07/07/2016 10:21 (modifica esterna)