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Albero delle cartelle




start:chi_siamo:cesiano:paas

Il paas di Abbadia

I paas

I paas (punti di accesso assistito ai servizi della rete) nascono agli inizi degli anni 2000 con l'obiettivo di combattere il divario digitale cioè quella distanza che esiste tra coloro che sanno usare un calcolatore e coloro che non lo sanno usare.

In Toscana

Nascono dall'alto, a livello istituzionale, sull'onda della montante consapevolezza, in quegli anni, circa l'importanza della rete internet nella ridefinizione della realtà. Quasi come una questione di moda. Non a caso le istituzioni regionali li finanziano senza però porre limiti sostanziali o dare indicazioni “politiche” sulla loro organizzazione.
Le istituzioni decentrate, di solito i comuni e spesso solamente coloro che ne vengono a conoscenza, fanno richiesta di risorse pubbliche e vengono finanziati i primi esperimenti. Quasi sempre ci si rivolge al rivenditore di fiducia, si acquistano le macchine con tecnologia proprietaria1) e si mettono in piedi i “laboratori”. Per accorgersi, subito dopo, che tutti quei soldi spesi non sono serviti a niente.
Mancano gli istruttori che devono essere finanziati, mancano i programmi sui quali organizzare i corsi che devono essere acquistati.
Una vocina, giuntaci recentemente, sussurra che si stia diffondendo l'opinione, tra i funzionari ed i politici regionali, sul sostanziale fallimento dei paas. Nel migliore dei casi, quelli ancora aperti, sono diventati dei punti di accesso ad internet.
In sintonia totale con questa visione distorta e fallimentare, solo a titolo di esempio, basta leggere le strabilianti e roboanti fandonie2) di questo proclama in un acritico foglietto del tempo: ovvero come ti cambio la realtà, tanto nessuno se ne accorge.

Leggendo non si fatica a sorridere. Anche senza senno di poi.
È impressionante costatare come non avessero capito nulla; come si preoccupassero solamente di mettere un cappello politico sopra qualcosa che non riuscivano nemmeno ad immaginare. Comica e penosa l'assenza dei veri protagonisti3) del progetto e la presenza, al loro posto, di un comitato festeggiamenti paesano.

Noi abbiamo percorso una strada diversa.

Innanzi tutto eravamo, inizialmente, un gruppo di sognatori con la solida convinzione che bisognasse costruire tutto dal basso, tra e per i cittadini-utenti, senza finanziamenti pubblici, contando sulla partecipazione e con l'uso rigoroso di software (programmi) libero. Questo perché ci permetteva di aderire in pieno alle regole4) della Free software foundation5) oltre che non spendere denaro6) per l'acquisto dei programmi che utilizziamo durante i corsi e le attività.
Il secondo passaggio, non meno importante, era quello dell'adozione del concetto di riuso. In natura non esiste il rifiuto: tutto è utile, tutto si ricicla. Noi lo abbiamo sperimentato con l'hardware (i calcolatori). Le nostre macchine7) sono state recuperate dagli “scarrabili” delle aree ecologiche o ci sono state donate dai cittadini che se ne disfacevano perché le avevano sostituite con altre più moderne. I pezzi funzionanti sono stati uniti ad altri fino a formare gli strani calcolatori del paas. Sorta di Frankenstein elettronici dalle limitatissime capacità di calcolo. A questo punto era necessario un sistema operativo sobrio che potesse governare con dolcezza questi nostri vecchietti. Ci siamo rivolti a gnu-linux8) e l'alchimia si è compiuta.
Il terzo passaggio è stata l'adozione di una piattaforma wiki dokuwiki dove sono finite tutte le attività del paas. Una sorta di filo logico conduttore nello spazio e nel tempo che ci ha permesso di dare vita, di riflesso, ad altri progetti secondari come quello su La vita intorno la chianina curato principalmente da Vladimiro Menchicchi.

In occasione del primo corso "Pensami grande" organizzato con e per i giovani dei comuni limitrofi che vivono una condizione di diversabilità, abbiamo sintetizzato quanto segue:

Pensare all'autonomia nella vita quotidiana, cercando di escludere l'uso del calcolatore, è diventato veramente arduo. Basti pensare solamente all'uso di un moderno cellulare, vero e proprio mini calcolatore, che, a differenza dal passato, viene utilizzato per un'infinità di ulteriori azioni rispetto alla semplice telefonata.
Dal momento in cui ci alziamo a quando andiamo a letto, attraversiamo ambienti e situazioni governate ed organizzate con l'uso di calcolatori. Consapevoli o inconsapevoli.
Combattere il divario digitale, quella distanza che esiste tra coloro che sanno usare un calcolatore e coloro che non lo sanno usare, è uno degli obiettivi del punto paas di Abbadia.
Ma non ci accontentiamo solo di questo.
Lo vogliamo fare rispettando l'ambiente e prolungando la vita delle macchine, la libertà, la condivisione della conoscenza, la sicurezza e durata nel tempo delle informazioni contenute nei nostri dati. E la speranza che le informazioni sensibili verranno mantenute private.
Nostro obiettivo è pure quello di fornire gli strumenti per una visione critica del circostante; stimolare, anche attraverso l'uso del calcolatore, la partecipazione alla vita collettiva. Contribuire alla formazione di donne e uomini consapevoli, cittadini attivi e non semplici contribuenti. E questo impegno, quasi mai, è impresa facile. Benvenute, benvenuti e buon lavoro.

⇒ A conferma di quanto sopra esposto siamo convinti che questa esperienza non potrebbe esistere:

  • senza una cultura del dono
  • senza una concezione di condivisione della conoscenza
  • senza progetti di solidarietà da sviluppare parallelamente
  • senza un solido rispetto della cosa pubblica
  • senza una visione sobria dell'esistenza umana
  • senza un rispetto del bene comune più importante: il pianeta che ci ospita
  • senza l'uso rigoroso di programmi liberi
  • senza l'uso di linguaggi liberi, aperti, intellegibili, durevoli nel tempo
  • senza il tentativo di riuso di calcolatori che hanno già raggiunto l'ultima destinazione
  • senza persone che non si rifiutino di comprendere tutti questi senza

Siamo in viaggio

Al quinto anno di attività e dopo aver smontato e rimontato le nostre macchine innumerevoli volte9) ci possiamo voltare indietro a riflettere sulle difficoltà superate.
Potevamo fare di più e anche meglio? Certamente.
A nostra discolpa possiamo dire che non “nascevamo imparati”. Esperienze di questo tipo, in Italia, non sono frequenti specialmente in piccole località come la nostra.
Agli inizi di quest'anno ed in occasione dei prolungati disservizi della linea adsl, siamo stati ad un passo dal realizzare un progetto importantissimo: avere un indirizzo ip fisso10) in modo da poter realizzare un server tutto nostro e dare spazio gratuito ad associazioni culturali, scolaresche, ricercatori vari sul territorio. Oltre che a noi.
Non ci siamo riusciti perché chi ci poteva aiutare non ci ha capiti o, semplicemente, non ha voluto aiutarci.
Forse in futuro, se avremo salute, intelligenza e costanza ci riusciremo.
In conclusione cos'è questo paas?
Aria fritta. Solo beni immateriali con qualche rottame tecnologico.
Ma se andiamo oltre e ci soffermiamo a scrutare la pagina Chi siamo, riusciremo a chiarire il dubbio. Senza la curiosità, la sensibilità, la dolcezza, l'intelligenza ed il sacrificio di queste persone, il paas sarebbe solamente quello che scrivono quei buffi signori: internet point gratuito.
Aria fritta.

1)
sistemi operativi e programmi coperti da brevetto e dietro pagamento dei diritti di una licenza
2)
i futuristi avrebbero fatto un baffo a questi pennivendoli locali
3)
noi
6)
che non avevamo e non abbiamo per scelta
7)
attualmente nella sede ne sono operative sei e solo per motivi di spazio ma ne abbiamo altre e molte ne abbiamo donate a famiglie e ragazzi bisognosi
9)
la sede del paas è anche il seggio elettorale n°7
10)
tipo questo: 82.49.74.89 indispensabile per poter accedere ad una macchina impostata come server internet
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start/chi_siamo/cesiano/paas.txt · Ultima modifica: 07/07/2016 10:23 (modifica esterna)