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Albero delle cartelle




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Boris Meacci

nato

sono nato a montepulciano 08 12 1949

residente

abbadia di montepulciano via 1° maggio 5 Due ragazzi di Barbiana volevano dedicarsi all’insegnamento, per questo, dopo la licenza media, svolsero presso la scuola di Barbiana il programma del primo anno delle magistrali e a giugno scesero a Firenze per sostenere l’esame come privatisti. Furono entrambi respinti in modo umiliante.

Numero di telefono e posta elettronica

3318347684 boris.meacci@gmail.com

Per la scuola di Barbiana fu un duro colpo. In 10 anni di vita mai i suoi ragazzi erano stati umiliati in modo così forte, eppure ogni anno si presentavano alla scuola di Stato per sostenere gli esami da privatisti per le medie e li superavano tutti brillantemente. Alcuni di questi ragazzi erano stati preparati proprio da quei due respinti.

Lo stato d’animo di don Lorenzo e dei suoi ragazzi, di fronte alla bocciatura, traspare bene da questa lettera che scrisse subito dopo ad un professore di un Istituto Magistrale del Piemonte, che aveva espresso la sua solidarietà a seguito del processo subito dal priore per aver difeso gli obiettori di coscienza.

nonno

sono nonno di una bambina di nome noemi e di un bimbo di nome tommaso e sono loro la felicita della famiglia

passioni

le mie passioni sono un tifoso viola,sono un giocatoretto di boccie

Il mio indirizzo di posta elettronica é:

boris.meacci@gmail.com

Don Milani

Com’è nata Lettera ad una professoressa

Di Sandra Gesualdi

Due ragazzi di Barbiana volevano dedicarsi all’insegnamento, per questo, dopo la licenza media, svolsero presso la scuola di Barbiana il programma del primo anno delle magistrali e a giugno scesero a Firenze per sostenere l’esame come privatisti. Furono entrambi respinti in modo umiliante.

Per la scuola di Barbiana fu un duro colpo. In 10 anni di vita mai i suoi ragazzi erano stati umiliati in modo così forte, eppure ogni anno si presentavano alla scuola di Stato per sostenere gli esami da privatisti per le medie e li superavano tutti brillantemente. Alcuni di questi ragazzi erano stati preparati proprio da quei due respinti.

Lo stato d’animo di don Lorenzo e dei suoi ragazzi, di fronte alla bocciatura, traspare bene da questa lettera che scrisse subito dopo ad un professore di un Istituto Magistrale del Piemonte, che aveva espresso la sua solidarietà a seguito del processo subito dal priore per aver difeso gli obiettori di coscienza.

Barbiana 7 dicembre 1965 Caro professore, mi accorgo che lei è preside alle magistrali. La nostra tragedia, perchè l’istruzione che do io è disprezzata alle magistrali (e noi la ricambiamo con altrettanto disprezzo), ma diversi miei ragazzi vogliono dedicarsi all’insegnamento. Son corso a cercare le sue lettere precedenti ed ho visto che c’è una mezza promessa di venirci a trovare. La mantenga la prego. Basta che ci faccia un telegramma e le mandiamo una macchina a Firenze se preferisce o alla stazione di Vicchio. Vorrei che lei passasse qui una giornata intera o più giorni. Il difetto non è nostro, ma vostro perchè qui si imparano tutte cose importanti per essere domani maestri ed i ragazzi che escono di qui per fare i sindacalisti trionfano nell’ambiente. Quelli che vanno a lavorare all’estero in officina o anche in Italia si impegnano. Quelli che vanno alle magistrali vengono umiliati come ragazzini mentre vivono da anni (fin da piccoli) da adulti e adulti severi. Io vorrei che fossero interrogati da professori capaci di mettere in luce i loro valori e chiudere due occhi sulle anticaglie che ignorano. Poi vorrei che fossero interrogati da professori che onorano la maturità, la vocazione all’insegnamento, l’austerità di vita, l’analfabetismo dei genitori, la montagna con i suoi secoli di oppressione e di sofferenza, lo scrivere scarno e senza fantasie, la preparazione sindacale e politica, il coraggio di andare all’estero a 13,14,15 anni a lavorare e stringere la cinghia per conoscere a fondo lingue e mondi diversi.

Insomma io vorrei dei professori che accogliessero i miei ragazzi con riverenza e invece ho trovato solo pozzi di chiusura al mondo esterno. Forse lei non ci può fare nulla, ma venga almeno a parlarci di questo problema.

Un saluto affettuoso da me e dai ragazzi suo Lorenzo Milani

Com’è nata Lettera ad una professoressa

Di Sandra Gesualdi

Scuola

Due ragazzi di Barbiana volevano dedicarsi all’insegnamento, per questo, dopo la licenza media, svolsero presso la scuola di Barbiana il programma del primo anno delle magistrali e a giugno scesero a Firenze per sostenere l’esame come privatisti. Furono entrambi respinti in modo umiliante.

Per la scuola di Barbiana fu un duro colpo. In 10 anni di vita mai i suoi ragazzi erano stati umiliati in modo così forte, eppure ogni anno si presentavano alla scuola di Stato per sostenere gli esami da privatisti per le medie e li superavano tutti brillantemente. Alcuni di questi ragazzi erano stati preparati proprio da quei due respinti.

Due ragazzi di Barbiana volevano dedicarsi all’insegnamento, per questo, dopo la licenza media, svolsero presso la scuola di Barbiana il programma del primo anno delle magistrali e a giugno scesero a Firenze per sostenere l’esame come privatisti. Furono entrambi respinti in modo umiliante.

Per la scuola di Barbiana fu un duro colpo. In 10 anni di vita mai i suoi ragazzi erano stati umiliati in modo così forte, eppure ogni anno si presentavano alla scuola di Stato per sostenere gli esami da privatisti per le medie e li superavano tutti brillantemente. Alcuni di questi ragazzi erano stati preparati proprio da quei due respinti.

Lo stato d’animo di don Lorenzo e dei suoi ragazzi, di fronte alla bocciatura, traspare bene da questa lettera che scrisse subito dopo ad un professore di un Istituto Magistrale del Piemonte, che aveva espresso la sua solidarietà a seguito del processo subito dal priore per aver difeso gli obiettori di coscienza.

La filosofia hacker

Una nuova idea di programmazione del computer

Il lavoro è stato prodotto dagli hackers del punto paas di Abbadia rielaborando il materiale liberamente distribuito da: 2)3)

Un idoneo punto di partenza dal quale procedere per vagliare il processo di produzione di sapere in rete può essere fornito dall'analisi delle linee guida del movimento hacker, osservando come nasce la condivisione di conoscenza (inizialmente da intendersi prettamente informatica) in Rete. Si ritiene dunque indispensabile dedicare particolare attenzione alle origini di questo movimento e al suo sviluppo, sia a livello storico sia a livello etico, in quanto gli hacker hanno il merito di aver inventato una vera e propria “pratica”: un modo ben preciso e peculiare di fruire la macchina informatica.

La storia del movimento ha inizio negli anni '50, negli Stati Uniti, attorno a due poli universitari fondamentali: la già citata Università di Berkeley e quella di Stanford, entrambe con sede in California. Altro punto nevralgico è da ricercarsi nel MIT (Massachusett Institute of Technology).

Come già detto, il momento particolarmente vivace dal punto di vista ideologico, con la diffusione di idee a carattere libertario, il fiorire di intelligenze acute e interessate all'ambito informatico e un mutamento tecnologico sempre presente furono tutti elementi indispensabili per costituire terreno fertile per la nascita di un nuovo movimento: giovane, un po' ribelle, tecnologicamente istruito.

Il giudice e lo psichiatra

di Giorgio Antonucci

Non ci sono furti od omicidi frutto una volta di saggezza e l'altra di pazzia, perché non ci sono né la saggezza né la pazzia, ma soltanto scelte motivate da diversi punti di vista e da differenti concezioni del mondo. Con questa disarmante tesi Giorgio Antonucci attacca il sistema penale e quello psichiatrico spesso uniti nel segregare l'individuo. Una tesi che può sembrare ardita ma che Antonucci argomenta con i dati fornitigli dalla sua lunga esperienza di psichiatra. Antonucci, dopo aver lavorato all'ospedale psichiatrico di Gorizia con Franco Basaglia, oggi presta la sua opera all'istituto L'osservanza di Imola. Per i tipi di Elèuthera ha pubblicato Il pregiudizio psichiatrico (1990).

non ci sono furti

boris

Molti credono che la malattia di mente sia un particolare stato patologico dovuto a un qualche difetto dell'organismo o del cervello che comporta la difficoltà di vivere quietamente con gli altri, e pensano che gli psichiatri siano i medici chiamati a trattare questa singolare condizione di svantaggio, altrimenti dannosa e insopportabile per chi ne è colpito, e preoccupante per chi gli sta d'intorno.

malattia di mente

Titolo

meacci

Essendo le contraddizioni psicologiche e i conflitti con se stessi e con gli altri un aspetto fondamentale della nostra condizione di uomini, gli psichiatri e gli psicanalisti hanno naturalmente un sicuro terreno di redditizio e meritevole impegno, che li pone concretamente in una situazione favorevole di privilegio sociale.

Alla televisione, alla radio, sui giornali e sulle riviste, psichiatri e psicanalisti si pongono in modo disinvolto come gli apostoli della saggezza e della gioia di vivere che a volte può essere raggiunta e mantenuta quasi magicamente anche con pillole comprate in farmacia su loro sapiente indicazione. Chi si sente ragionevolmente infelice ha qualcuno che lo capisce o ancora di più qualcuno preparato ed esperto che può essergli di aiuto provvidenziale con le scienze misteriose della psicologia e le ricette veridiche della salute.

pippo

Il mito della gioia chimica è coltivato da loro e da altri medici anche con vantaggio dei produttori e spacciatori di droghe clandestine che usufruiscono direttamente o indirettamente dei loro messaggi culturali e della loro concezione dell'uomo.

pluto

I filtri come liberazione dell'uomo sono motivo di facile successo. Il mito dei paradisi artificiali per opera dei medici è divenuto un fenomeno di massa. Mentre la condizione umana, già di per se stessa tragica, diventa in termini sociali sempre più terribile, si moltiplicano le fughe nelle promesse di felicità della chimica ufficiale e della chimica proibita. I farmaci e le droghe, sostanze neurotrope legali o illegali corrono a fiumi.

Altri invece, se sono in condizioni economiche adatte, passano mesi o anni sul lettino o nello studio dello psicanalista, che promette ricerche, approfondimenti o soluzioni con vie di introspezione risolutive.

Discussione

boris, 01/03/2016 22:41

Un idoneo punto di partenza dal quale procedere per vagliare il processo di produzione di sapere in rete può essere fornito dall'analisi delle linee guida del movimento hacker, osservando come nasce la condivisione di conoscenza (inizialmente da intendersi prettamente informatica) in Rete. Si ritiene dunque indispensabile dedicare particolare attenzione alle origini di questo movimento e al suo sviluppo, sia a livello storico sia a livello etico, in quanto gli hacker hanno il merito di aver inventato una vera e propria “pratica”: un modo ben preciso e peculiare di fruire la macchina informatica.

La storia del movimento ha inizio negli anni '50, negli Stati Uniti, attorno a due poli universitari fondamentali: la già citata Università di Berkeley e quella di Stanford, entrambe con sede in California. Altro punto nevralgico è da ricercarsi nel MIT (Massachusett Institute of Technology).

Come già detto, il momento particolarmente vivace dal punto di vista ideologico, con la diffusione di idee a carattere libertario, il fiorire di intelligenze acute e interessate all'ambito informatico e un mutamento tecnologico sempre presente furono tutti elementi indispensabili per costituire terreno fertile per la nascita di un nuovo movimento: giovane, un po' ribelle, tecnologicamente istruito.

Si può tentare una definizione di tale figura attingendo dagli studi di Manuel Castells. Il termine “hacker”, come rilevato dall'autore, viene spesso confuso, a torto, con quello del “cracker”, o del pirata informatico: «Gli hacker non sono ciò che raccontano i media. Non sono esperti informatici irrequieti, ansiosi di crackare codici, penetrare illegalmente nei sistemi o portare il caos nel traffico informatico. Quelli che si comportano così sono chiamati “crackers”1».

boris, 18/01/2016 23:43, 18/01/2016 23:57

Un giorno di qualche mese fa, venendo dal dottore o incontrato Miro che stava lavorando col compiuter,parladomi del suo lavoro che stava facendo sulla razza chianina mi a invogliato a venire al corso,dove o trovato Cesiano insegnante di prima categoria,con tanta pazienza.Si stanno imparando tante belle cose piano piano,ci stiamo esercitando con la posta elettronica,scambiandosi messaggi tra di noi

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start/chi_siamo/boris.txt · Ultima modifica: 14/02/2017 23:03 da boris